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Un pensiero o due su Ignazio Marino

Alla fine di una due giorni convulsa, nella quale si sono viste parecchie discussioni accese tra santificatori e umiliatori di Ignazio Marino, vale la pena (o sento il bisogno, fate voi) di fare un punto che vada al di là delle battute.

Che cosa ha fatto di buono il sindaco di Roma?

Al di là della cattiva stampa, un po’ di cose ci sono, in gran parte riassunte in questo post su Facebook di Jacopo Spaziani. Cito in ordine sparso: la chiusura della discarica di Malagrotta, l’avvio della raccolta differenziata, fatto un po’ di pulizia nei vertici delle municipalizzate, cambiato il capo dei vigili urbani, fatto ripartire i cantieri della Metro C, mandato le ruspe a Ostia, pedonalizzato i Fori Imperiali. Tutte azioni eccellenti e da buon amministratore e che troppo spesso sono passate sotto silenzio. C’è stata anche un po’ di fanfaronaggine, ma quale amministratore locale non dichiara di aver fatto più di quello che ha fatto?

Eppure Roma è peggiorata. 

I motivi sono parecchi e qua, ovviamente, entriamo nell’ambito delle valutazioni personali. Il primo, il più evidente, è che è stato progressivamente scardinato, più grazie all’azione della magistratura che a quella della giunta, un sistema di potere complesso e malafarristico (o quantomeno ambiguo). Quando si scardina un sistema di potere, buono o cattivo che sia, si genera caos: il segreto è essere pronti a gestirlo o ridurlo al minimo. C’è anche una questione di senso civico dei romani, che a cascata genera assenza di senso civico da parte di chi frequenta la città. Lo scatolone del “perché Roma è peggiorata” si potrebbe riempire all’infinito, ma c’è un tema di fondo che riguarda chi la guida.

La narrazione del “marziano”

La narrazione che circonda Marino è, nel bene o nel male, quella del marziano.

Fiondato in un mondo brutto, sporco e cattivo, prova faticosamente a cambiarlo / Atterrato in una città che non conosce, che non ama, che non capisce è ovvio che non sappia guidarla.

E’ l’unico onesto in un mondo di corrotti / E’ l’utile idiota che non si accorge di cosa gli succede intorno.

E’ il virtuoso ciclista in un mondo di macchine e scooter / E’ un cretino che costringe i vigili a seguirlo e, per giunta, non ha capito che Roma ha sette colli.

Nella città che ospita il Vaticano, istituisce finalmente il registro delle unioni civili / Pensa alle unioni civili mentre la città cade a pezzi.

E’ sull’alterità di Marino che hanno giocato i suoi detrattori; è sull’alterità di Marino che hanno giocato i suoi sostenitori. L’alterità e il racconto dell’alterità hanno influenzato la percezione dei cittadini della Capitale? Non c’è dubbio, anche se è un risultato non misurabile. Di certo possiamo dire questo: la gran parte dei romani ha un senso di appartenenza alla propria città molto forte e l’avere un sindaco che è alieno rispetto al proprio mondo può aver pesato e non solo in termini di popolarità: quando hai bisogno di ribaltare gli schemi di una metropoli di 4 milioni di abitanti, hai bisogno che questa metropoli ti venga dietro. Capisco che l’analisi sia scivolosa, non escludo che possa essere fallace. Mi fa piacere però ricordare che la politica non è fatta di soli singoli atti, ma di elementi psicologici e sociali che sono concreti quanto un sampietrino.

Il marziano e le capacità amministrative

Intervistato da Alessandro Milan e Oscar Giannino, l’assessore alla Legalità Rodolfo Sabella (forse futuro commissario della Capitale, forse addirittura candidato sindaco) ha raccontato le difficoltà interne al Comune:

Purtroppo il problema fondamentale è la dirigenza della macchina amministrativa capitolina. Ero pronto ad andare in giunta a dire che mi sarei dimesso se non fossero arrivati almeno 10 dirigenti esterni, perché i tempi per formare quelli vecchi erano troppo lunghi per le esigenze della città. Roma, così come è, non è governabile.

Il sindaco di Roma è entrato in carica a metà del 2013 e a due anni di distanza un assessore, peraltro a lui molto vicino, ci spiega che la macchina, per quanto ripulita da un po’ di feccia malafarristica, non funziona. Il dubbio che Marino non abbia capito l’importanza di questo elemento, che è centrale per qualsiasi amministrazione, è piuttosto forte.

Il marziano e Mafia Capitale

Ancora il tema dell’alieno. Un pezzo importante del sistema corruttivo si annidava in uno dei partiti che lo sostenevano, dunque le possibilità sono due: o ha accettato di chiudere un occhio per rimanere in sella, o non si è accorto del verminaio sul quale era seduto. Quale che sia la verità, non affiderei la capitale né ad uno che accetta l’esistenza di un sistema corruttivo, né ad uno che nemmeno lo nota finché non arriva la magistratura.

Il marziano e la visione

Governare un Paese, una città, così come guidare una grande azienda richiede 1) una strategia 2) una squadra per metterla in atto 3) azioni singole per perseguire quella strategia. Marino ha difettato nella strategia e nella squadra. Il fatto che le azioni singole siano buone, non significa che stesse perseguendo una strategia per ridare ordine alla città. Prendiamo il caso dei Fori imperiali: pedonalizzati subito, ma quanto tempo dopo si è cercato di colpire il degrado (umano) intorno al Colosseo e ai Fori medesimi? Che idea di città hai, come la immagini tra dieci o vent’anni? Questo non è un tema astratto, per quanto possa sembrarlo: è l’essenza della politica. Infatti a Roma ci vorrebbe un (buon) politico, cosa che Ignazio Marino non è. Per dirla con Gilioli, con il quale concordo, “ha sopravvalutato sé stesso,  nel voler fare – per orgoglio e ambizione – un lavoro per cui non aveva gli skill”.

 

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Ultimi commenti

  • Marco Bernardi 9 ottobre 2015 / ore 14:34

    Ottimo, come sempre!

    1. Simone Spetia 13 ottobre 2015 / ore 09:02

      Troppo buono