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I Siriani sì, gli Eritrei no.

L’Eritrea, nello Human Development Index delle Nazioni Unite, si colloca al 182esimo posto su 187

Viene soprannominata la “Corea del Nord dell’Africa”, perché c’è un sanguinoso regime dittatoriale.

Dal 1993, anno dell’indipendenza, non si svolgono le elezioni e c’è un solo partito.

Vi si praticano tortura, detenzioni arbitrarie, lavori forzati, un servizio militare di durata indefinita e vi sono severe restrizioni della libertà di espressione e associazione. Non c’è libertà religiosa. Come segnala Human Rights Watch

L’otto giugno scorso una Commissione delle Nazioni Unite ha concluso un rapporto sull’Eritrea, nel quale accusa il regime di crimini contro l’umanità. Dalle conclusioni del rapporto, fatto sulla base di testimonianze, poiché è stato impossibile entrare in Eritrea, emerge che:

Nel Paese viene praticata una sorveglianza di massa, tanto che alcuni testimoni, pur all’estero, non hanno voluto parlare per paura di essere ancora sotto il controllo delle autorità. Questo fa sì che gli Eritrei temono di essere ascoltati in ogni momento ed essere accusati di qualcosa, fatto che li porterebbe ad essere arbitrariamente arrestati, torturati, fatti sparire o uccisi, perché non sanno esattamente quali siano i comportamenti “devianti”

– Ci sono forti restrizioni per chi vuole lasciare il Paese e non abbia fatto il servizio civile/militare, che ha durata indefinita. E’ severamente vietato attraversare i confini: chi lo fa e torna nel Paese, rischia l’arresto, la tortura o l’uccisione.

Le libertà di espressione, opinione, assemblea, associazione e pratica religiose sono represse. Il gruppo G15  si oppose nel 2001 al presidente/dittatore Isais Afewerki: alcuni sono in carcere, altri sono stati uccisi. Sono considerati crimini: chiedere rispetto dei diritti umani; fare domande su persone sottoposte alle “purghe” del Governo. Naturalmente non c’è libertà di stampa e viene punita la divergenza dalla linea ufficiale del Governo. La libertà di religione è repressa. E’ consentito essere Eritrei Ortodossi, Cattolici, Luterani, Musulmani sunniti, ma con il Governo che interferisce negli affari religiosi. Non ci sono altri spazi: i testimoni di Geova sono stati privati della cittadinanza.

– “In Eritrea non esiste lo stato di diritto”, scrivono le Nazioni Unite, “ma lo stato di paura”, dovuto al sistema di sorveglianza di massa e alle sue conseguenze.

– Gli arresti sono frequentemente ingiusti, imprevedibili, irragionevoli e sproporzionati. Non è dato all’imputato di conoscere quale legge abbia violato e può finire in manette su ordine o azione di chiunque abbia un’autorità, compresi gli amministratori locali. Molti detenuti sono letteralmente spariti e quando i parenti chiedono della loro sorte, gli viene detto che non se ne sa nulla e di non fare altre domande, a rischio di fare la stessa fine. Il numero di persone scomparse è sconosciuto.

– La detenzione ha un tempo indeterminato e può avvenire in condizioni atroci: gabbie molto affollate, persino container di metallo sepolti sottoterra, deliberatamente senza alcun controllo medico.  Ci sono anche bambini detenuti con adulti. Le donne vengono detenute in celle separate, ma non controllate da donne, con un incremento di rischi di violenze e discriminazione.

Gli Eritrei che provano a lasciare il Paese vengono considerati traditori. Nelle aree di confine, per molti anni, il Governo ha applicato la legge del fucile: si spara per uccidere chi prova ad andarsene. Più in generale le esecuzioni extragiudiziali (cioè senza una condanna a morte) sono state “ampiamente perpetrate”

– Migliaia di ragazzi e ragazze, ogni anno, vengono costretti a lavorare in un “servizio nazionale” privo di una fine chiara. Spesso, in questo modo, vengono costretti a lavoro forzato. Donne e uomini eritrei, a 18 anni, vengono chiamati al servizio militare, durante il quale le donne vengono spesso abusate, fino alla schiavitù sessuale.

Può bastare?

 

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