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Age of robots #2

Avevo promesso che l’avrei fatto ogni venerdì e ho già disatteso. Comunque ecco una piccola rassegna di cose robotiche che mi sono piaciute questa settimana. C’è un bel po’ di Italia. Vi ricordo che Age of robots è anche su Flipboard

Qua parleremo di un robot Origami, di macchine che saltano ostacoli, di Italia da esportazione e altro.

Italiani a Los Angeles

Ogni anno a Los Angeles il DARPA (Defence Advanced Reaserch Proejcts Angecy) organizza un concorso annuale per robot. Venticinque tra i migliori team di robotica del mondo si confrontano in un circuito nel quale, con difficoltà estrema e crescente, devono testare le loro capacità di risposta in caso di disastro, sia esso prodotto dall’uomo o naturale. Tra le prove, come si vede in questo video, ci sono quelle apparentemente semplici – ma non scontate per una macchina – come camminare e fare le scale all’indietro, così come quelle più complesse, come la rimozione dei detriti, la chiusura di una valvola di sicurezza, l’attivazione di un idrante, il taglio della sezione di una parete in maniera estremamente precisa. Come ogni anno, la rappresentanza più folta è americana, seguita da quella giapponese. Ci sono Cinesi, Tedeschi e c’è anche l’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova con WALK-Man. E’ un robot che è in grado di aprire una porta, guidare una piccola auto (seppure lentamente) e fare tante altre cose. Tra le prove ce ne sarà una di autonomia, ossia la perdita di contatto tra il team di controllo e lo stesso robot.

Un ragazzino col senso del tatto e in grado di coordinare vista e movimenti della mano (made in Italy)

L’università di Sheffield è una delle tante che sta sperimentando Icub, un piccolo robot che può fare molte più cose dei suoi predecessori è che è stato realizzato sempre dall’Istituto Italiano di Tecnologia, con i fondi europei. Può ballare, rispondere, riesce a dare al suo volto alcune espressioni e dice di essere “la piattaforma di contenuti del futuro”. In questo articolo del Guardian si parla, tra l’altro, di come possa ipoteticamente sostituire un insegnante, ma ci si pone anche il grande problema di fondo: è giusto dare ad una macchina una sua propria volontà?

Quando guideranno loro

Nella Silicon Valley ne sono convinti (e piano piano stanno convincendo anche noi): in un futuro non lontanissimo non dovremo guidare più. Stando alla proiezione dichiaratamente utopica di Morgan Stanley i tempi dovrebbero essere questi. Ma i problemi che si potrebbero porre sono infiniti. Quello che personalmente mi preoccupa di più è che nessuno ascolterà più la radio in macchina, avendo mani e occhi liberi per fare altro. Ma provate a immaginare come potrebbe cambiare il mondo delle assicurazioni: chi è il responsabile di un incidente? O non ne esiste alcuno perché secondo i calcoli complessi realizzati da una serie enorme di macchine collegate in rete non era possibile evitarlo e quell’incidente rappresentava l’unico modo per evitare danni anche peggiori? C’è di più: messa di fronte al classico problema di un vagone fuori controllo, cosa potrebbe fare un’automobile che si guida da sola? Se lo chiede Tanay Jaipuria su Medium

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Saltare gli ostacoli

Piuttosto impressionate il video di questi robot creati dal MIT di Boston (con i soldi della Difesa americana), mentre saltano gli ostacoli

Sanno lavorare in squadra. Da soli

I robot sono ferraglia, ma soprattutto software. Sempre al mitico Massachussets Institute of Technology di Boston hanno inventato un algoritmo che consente alle macchine di lavorare in squadra, senza che necessariamente il loro lavoro venga interamente programmato in anticipo

Il robot Origami: si piega da solo, si muove, fa cose, si dissolve nell’acetone (sempre dal MIT di Boston)

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