Radio24 | Il Sole 24 ORE

Di giornalisti, forze dell’ordine, magistrati

front-page-1974-6

Ci sono due storie, apparentemente distanti, che si intrecciano in queste ore e riguardano il rapporto tra quelle che spesso rappresentano le fonti primarie dei giornalisti e i giornalisti stessi.

La prima, la più recente, è quella del ragazzo marocchino arrestato con l’accusa di aver partecipato alla strage del museo del Bardo a Tunisi. Ieri quotidiani, siti, radio e televisioni sono stati messi di fronte ad una “certezza”: l’uomo catturato a Gaggiano non è solo un terrorista, ma addirittura uno degli esecutori materiali dell’attacco. All’arresto è seguita una conferenza stampa alla quale hanno partecipato i magistrati responsabili dell’azione e i vertici locali di Digos (Polizia) e Ros (Carabinieri).

Effetto Giorno è andata in onda con queste informazioni e su queste ci siamo dovuti basare, intervistando tra l’altro il vicepresidente del Copasir, il comitato parlamentare di controllo sui servizi segreti.

Nelle ore successive abbiamo appreso che:

1)  L’attentato è stato di mercoledì e giovedì il presunto attentatore avrebbe partecipato alle lezioni in una scuola per adulti a Trezzano sul Naviglio

2) La madre di lui, insieme ad altri testimoni, racconta che il giorno dell’attentato era a casa

3) Forse ha fornito solamente appoggio logistico (ma quale? e come?)

4) Forse è stato avvistato due giorni prima dell’attacco a Tunisi. Ma anche il lunedì c’è scuola e lui risulta presente.

In conclusione: non siamo per nulla certi che il cittadino marocchino arrestato ieri sia parte di una cellula terroristica, non sappiamo alcunché di lui, eccetto il fatto che è arrivato con un barcone il 17 febbraio e ha ricevuto un ordine di espulsione.  Quello di cui siamo certi è che forse inquirenti e forze dell’ordine hanno fatto filtrare informazioni in maniera un po’ affrettata, forse spinti dalle informazioni fornite dalla magistratura tunisina. E ci permettiamo di dire: forse non era il caso di convocare una conferenza stampa.

L’alta vicenda, distante ma a mio modo di vedere parallela, è quella del bambino di 12 anni senegalese che avrebbe aggredito una compagna di classe strappandole il crocifisso. Un fatto avvenuto, stando a come hanno riportato la notizia vari quotidiani, per motivi religiosi. La cosa si è rivelata una mezza bufala: l’aggressione è avvenuta, ma il bambino, arrivato da pochi giorni in Italia, era oggetto di bullismo; si sarebbe trattato di una reazione alle vessazioni della bambina italiana e il crocifisso sarebbe stato strappato via per caso, ossia come può essere strappata una collanina qualsiasi durante il litigio. Il punto interessante, al di là di come è stato montato il caso, è che la stessa notizia proveniva dai carabinieri, come riporta bene Valigia BluCARABINIERI

Questa vicenda è conclusa, non lo è quella del presunto attentatore del Bardo. Ma in entrambi i casi mi sembra che ci sia da riscontrare, insieme ad una poca attenzione da parte dei giornalisti, a volte poco abituati alla verifica incrociata quando le notizie arrivano da fonti ufficiali, un problema nel come queste stesse fonti ufficiali comunicano con i giornalisti (e in definitiva con i cittadini, tramite intermediario).

 

 

 

Condividi questo post

Commenta per primo

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.