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I dubbi sulla sentenza della Corte Costituzionale

Come forse saprete ieri è stata depositata la sentenza della Corte Costituzionale che boccia la mancata rivalutazione delle pensioni oltre tre volte il minimo stabilita con il decreto Salva Italia. I dettagli qua, ma in sostanza vuol dire questo: le pensioni, in regime normale, vengono adeguate al tasso di inflazione e il Governo Monti, con il decreto di fine anno, bloccò questo adeguamento per gli anni 2012 e 2013 per tutti i trattamenti previdenziali a partire dai 1405 euro (tre volte il minimo, appunto).

Questa mattina ho dato una letta alla sentenza – approvata, va detto, con la maggioranza di un solo voto – e mi sono rimasti molti dubbi, forse gli stessi che in queste ore attraversano la mente di molti italiani e del Governo.

Nel pronunciamento si ricorda come la Corte fosse intervenuta già su un tema simile, chiamata a vagliare la legittimità costituzionale del blocco dell’adeguamento per i trattamenti superiori a otto volte il minimo. In quel caso il parere fu opposto per due motivi che semplifico: cifra elevata, durata di un solo anno. In merito a quella sentenza oggi i giudici scrivono

Questa Corte si era mossa in tale direzione già in epoca risalente, con il ritenere di dubbia legittimità costituzionale un intervento che incida in misura notevole e in maniera definitiva sulla garanzia di adeguatezza della prestazione, senza essere sorretto da una imperativa motivazione di interesse generale

Qui sorge il mio primo dubbio. Il cosiddetto decreto “Salva Italia” rispondeva evidentemente ad una imperante motivazione di interesse generale: il Paese era sull’orlo di un disastro finanziario senza precedenti. Apparentemente la stessa Corte chiarisce il problema. La norma era scritta male, secondo loro

La disposizione concernente l’azzeramento del meccanismo perequativo […] si limita a richiamare genericamente la «contingente situazione finanziaria», senza che emerga dal disegno complessivo la necessaria prevalenza delle esigenze finanziarie sui diritti oggetto di bilanciamento, nei cui confronti si effettuano interventi così fortemente incisivi. Anche in sede di conversione […] non è dato riscontrare alcuna documentazione tecnica circa le attese maggiori entrate

Ossia: non avete chiarito perché fosse necessario far pendere la bilancia così tanto dal lato delle esigenze finanziarie e non avete nemmeno indicato quanto avreste contato di incassare da questa singola misura. Notare, però, che se il secondo punto è un dato oggettivo, il primo è una pura valutazione economica. Letta così da uno come me, che non è un giurista e che si limita a saper leggere la lingua italiana, potrebbe portare alla bocciatura di ogni singolo articolo del “Salva Italia”. Si legge infine

L’interesse dei pensionati, in particolar modo di quelli titolari di trattamenti previdenziali modesti, è teso alla conservazione del potere di acquisto delle somme percepite, da cui deriva in modo consequenziale il diritto a una prestazione previdenziale adeguata. Tale diritto, costituzionalmente fondato, risulta irragionevolmente sacrificato nel nome di esigenze finanziarie non illustrate in dettaglio. […] La norma censurata è, pertanto, costituzionalmente illegittima nei termini esposti.

Altro dubbio: cosa significa “trattamenti previdenziali modesti”? A titolo di esempio ho realizzato un piccolo grafico sulle soglie di povertà relativa elaborate dall’Istat per il 2012. Sull’asse delle ascisse trovate il numero di componenti della famiglia

ISTAT

Dunque “trattamento previdenziale modesto” corrisponde, supponiamo, al reddito che consente di mantenere una famiglia con tre figli, rimanendo al di sopra della soglia di povertà. Cosa fare adesso? La Corte non lo dice e il vero problema è qua. Perché a chi festeggia andrebbe ricordato che il provvedimento riguardava TUTTE le pensioni sopra i 1405 euro, ossia sopra tre volte il minimo. E quindi la rivalutazione, seppur modulata in maniera diversa a seconda dell’importo, toccherà anche le pensioni d’oro, con buona pace di chi festeggia oggi.

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Ultimi commenti

  • Marcello Bredice 1 maggio 2015 / ore 13:45

    L’atteggiamento storico della Corte sulle pensioni è inaccettabile… totalmente sbilanciato a favore della tutela dei vecchi privilegi (che i suoi parrucconi ben rappresentano, in buona compagnia del blocco sindacale italiano), in barba a disoccupati, precari, pensionandi e tutti quanti, privi di alcuna rappresentanza d’interessi, hanno visto progressivamente ridurre i propri diritti.
    Siamo proprio sicuri che, con il Paese e tanta gente sull’orlo del baratro, 2 anni di contingenza (con un inflazione bassissima) erano un sacrificio troppo grande per le pensioni da 1.500 euro in su ?