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Usare Facebook come polizia preventiva. Ma solo quando ci va.

Succede questo:

Una ragazza di 23 anni di origine svedese, professione modella, prende contatti su Facebook con un presunto agente, che le promette mari, monti e contratti. L’uomo si rivela essere non solo uno stupratore, ma uno che la rinchiude per sei mesi in una specie di box/appartamento, la picchia, la tortura e la violenta. Succede anche che costui sia uscito dal carcere nel 2013 dopo averci trascorso 5 anni per essersi reso protagonista di un episodio identico, ai danni di una ragazza di origine bielorussa.

La domanda è:

Visto che siamo in grado di espellere stranieri da questo Paese non appena digitano la lettera “j” di jihad (i casi sono decine e alcuni dubbi, ma questo è un altro ragionamento), perché non siamo in grado di tenere sotto controllo, per esempio con un sistema automatico di allerta basato su parole chiave, un cittadino italiano con precedenti specifici mentre prende contatto con potenziali vittime?

 

[tutto questo prescindendo dal discorso su quanto sia pericoloso dal punto di vista della eventuale violazione delle libertà personali. Dibattito a parte, prego]

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