Radio24 | Il Sole 24 ORE

Troppi poteri all’autorità anticorruzione?

Il decreto che rafforza i poteri dell’autorità nazionale anticorruzione presenta, a mio personalissimo giudizio, delle serie criticità.

Innanzitutto si prevede che il presidente dell’Anac possa proporre al prefetto di rinnovare gli organi sociali di un’azienda o di provvedere “direttamente alla straordinaria e temporanea gestione dell’impresa appaltatrice”. Come ben sappiamo la temporaneità, in questo Paese, ha caratteristiche non esattamente definibili (in questo caso è “alla completa esecuzione del contratto d’appalto”, e anche qua…) e la straordinarietà tende ad essere normalità, ma i punti non sono solamente questi. Il tema è che questo può avvenire non solo in caso di reati gravi contro la PA, ma anche in presenza di “situazioni anomale (?) o comunque sintomatiche (?) di condotte illecite o eventi criminali attribuibili a un’impresa aggiudicataria dell’appalto”. Praticamente basta che l’appalto profumi di corruzione, perché l’autorità ci metta le mani: siamo oltre la presunzione di colpevolezza, siamo alla casualità affidata al giudizio degli uomini. E questo ci porta al secondo tema, quello ancora più rilevante: gli uomini.

Oggi l’autorità è guidata da una persona che si presume competente (in tema di corruzione e inchieste) e che ha a sua disposizione una squadra di persone competenti, a prescindere dai dubbi politici che sono giustamente stati espressi su un paio di loro.  Ma domani cosa succederà?

Cantone non dura in eterno, i Governi non durano in eterno. E se domani alla guida dell’esecutivo arrivasse un presidente del Consiglio che tramite questa autorità ha intenzione di gestire “direttamente” gli appalti? Che avesse intenzione, tramite questa autorità, di favorire aziende a lui vicine? E se la gestione dell’autorità venisse affidata, al momento del cambio della guardia, ad un alto burocrate senza arte né parte o ad un ex politico? Ricordo che non è così raro: al momento l’Antitrust è guidato da Giovanni Pitruzzella, che fu avvocato di Renato Schifani; la Consob è guidata da Giuseppe Vegas, ex viceministro all’Economia del Governo Berlusconi; il garante della Privacy è l’ex PD Antonello Soro. Con ciò, sia chiaro, non voglio dire che la nomina di un ex politico sia il male: i politici possono fare un ottimo lavoro.

La questione è nell’equilibrio tra il potere dell’autorità, a questo punto superiore a quella di molti ministeri e ministro con portafoglio, e le capacità  o l’indipendenza politica di chi la guida. Ancora: chi mi assicura che un giorno questa autorità non diventi quello che è stata la protezione civile per il Governo Berlusconi, ossia – fuori dalle questioni giudiziarie – uno strumento per accelerare le opere che il Governo vuole accelerare, senza alcun controllo e basandosi solo su un “fumus corruptionis”?

Ancora una volta ci troveremmo di fronte ad un legge varata sull’onda di una presunta emergenza e buona solo per l’esatto momento nel quale viene approvata.

Condividi questo post

Commenta per primo

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.