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Consiglio di lettura: “Alfabeto Grillo”

Ammetto di aver affrontato “Alfabeto Grillo” con un filo di perplessità: temevo di trovarmi di fronte ad un nuovo attacco frontale al Movimento 5 Stelle, mascherato da analisi. E questo non perché voti Movimento 5 Stelle, ma perché sentivo la necessità di un’analisi insieme spassionata e oggettiva di una forza politica che riesce a raccogliere così tanti consensi e che potrebbe risultare vincitrice dalle elezioni europee.

In realtà il lavoro di cura di Marco Laudonio e Massimiliano Panarari è stato ottimo.

Il volume raccoglie una serie di saggi brevi, declinati secondo lo schema del sottotitolo: “Dizionario critico ragionato del Movimento 5 Stelle” (quindi in ordine alfabetico). Non mancano letture molto dure, che non piaceranno ai più rigidi sostenitori del M5S e che, proprio per quello che mi proponevo di leggere, non sono piaciute nemmeno a me. Ma il valore di alcune analisi è indiscutibile, così come l’equilibrio delle stesse. Su tutte segnalo

– Giovanni Boccia Artieri alla voce “D” di Democrazia diretta, dove finalmente si riesce ad uscire dalla vulgata secondo la quale lo schema di comunicazione di Grillo è esclusivamente verticale o “televisivo”. Lo è, ma accompagnato da quella che viene definita “una lunga coda che satura continuativamente gli spazi online”. Che condivide informazioni, che discute dei problemi e non è solo “spam informativo e propagandistico”

– Alessandro Lanni alla voce  “H” di Hard (o hate), per la riflessione sulla “polarizzazione di gruppo” (in rete) e per aver ripescato un brano nel quale viene descritta una performance di Kark Kraus che, dal racconto, sembra lo stesso Grillo. Parallelo affascinante.

– Valentina Parasecolo per la “L” di Linguaggio, sull’uso delle parole: dai soprannomi dati da Grillo agli altri politici, all’uso di “portavoce”, “attivisti”, “staff”.

– Marco Bracconi, per la “O” di Oltre, forse il più chiaro sull’elemento fondativo del Movimento, nel quale le differenze ideali o ideologiche contano fino ad un certo punto. Il tema è la “polarizzazione di gruppo” di cui sopra: “Noi non siamo loro e loro non sono noi”. Oppure, come recita uno degli slogan che circolano, “o noi, o loro”. Un modo per segnare i confini e non solo. Una chiave di lettura fondamentale.

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