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Expo e, ancora una volta, il dovere del garantismo

Tutti, o quasi tutti, abbiamo visto uno di quei film americani nei quali un tizio viene arrestato per omicidio: gli indizi, persino le prove, sono tutti contro di lui. Ma noi sappiamo fin dall’inizio che è innocente e parteggiamo per il suo avvocato, che indaga e infine – spesso – fa concludere il tutto nella maniera migliore. Il vero colpevole in carcere, il nostro eroe libero di riabbracciare i suoi cari o di rifarsi una vita. (oppure no, come da foto)

A fronte di questa partecipazione emotiva alla storia cinematografica/televisiva di una vittima di un errore giudiziario, non sappiamo affiancare un atteggiamento parallelo quando ci troviamo mondo reale. Non mi riferisco solamente agli arresti per Expo, ma ovviamente la riflessione parte da quelli.

Stamattina ho ricevuto una serie di risposte per un tweet decisamente garantista. Questo

Tra queste, molte erano prive della più elementare coscienza della giustizia: arresto, per molti, continua a voler dire colpevolezza. A prescindere dal fatto che non vi sia stato un processo, a prescindere dal fatto che addirittura non vi sia stato ancora un rinvio a giudizio, a prescindere dal fatto che sappiamo ormai bene come la lettura e l’intepretazione delle intercettazioni non possa essere univoca (come sempre: provate ripensare a che cosa vi siete detti al telefono con un amico e a come potrebbe essere interpretato)

Tra le osservazioni che mi sono state fatte: “Siete bravi ad essere garantisti coi potenti, ma mai con i poveracci”. Rigetto l’accusa e la ribalto: mi sembra che molti siano forcaioli con i potenti e, pur sostenendo di non esserlo, lo sono anche con i poveracci. Per loro l’immigrato rumeno SOSPETTATO di essere il ladro che gli ha rubato in casa, lo è sicuramente.

Dunque non stupisce che, nella loro idea, valga la stessa regola anche nel caso dei colletti bianchi.

Voglio essere ben chiaro: la mia idea di fondo è che di mazzette ne siano girate e che, molto probabilmente, i principali personaggi di questa storia possano essere coinvolti. Ma è un’idea che mi sono fatto, che potrebbe non corrispondere alla realtà. E potrebbe anche essere che dei 19 indagati la maggior parte ne esca pulita.

Poi ci sarebbe da fare un punto su quanto noi giornalisti soffiamo sul fuoco sacro che anima i manettari. Ormai gli arrestati, nei titoli, sono diventati “la cupola”. Un’accettazione acritica della versione della magistratura inquirente che non ci fa onore.

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