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Un atto, l’ennesimo, di autolesionismo preelettorale del PD

Le modifiche della costituzione funzionano così:

1) Le camere la votano una prima

2) Si aspettano tre mesi

3) Le camere la votano una seconda volta

4) Si va a referendum (basta che lo chieda un quinto dei membri di una Camera e i numeri ci sono)

Morale: Chiti e gli altri senatori del PD, per puro calcolo elettorale, avrebbero potuto attendere la prima lettura, far passare le elezioni e poi, dopo, concentrarsi sul testo e chiederne modifiche. A quel punto, secondo me, ci sarebbero stati molti meno problemi: l’esigenza di Renzi era dare il segnale prima del voto europeo e la blindatura del testo dipende proprio da questo. La scelta della minoranza interna è stata un’altra, ovviamente suicida dal punto di vista elettorale.

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Ultimi commenti

  • stefano 2 maggio 2014 / ore 14:21

    maledettamente vero e semplice.
    che stanchezza vedere questi circoli di intellettuali da caffè viennese o parigino che si voglia, più impegnati al definire il dettaglio che a perseguire un obbiettivo, più virtuosi e sterili di un ex fumatore.

  • Alessandro Veneziani 26 aprile 2014 / ore 22:48

    Egr Dott. Spetia,

    la sua analisi ha un vizio di fondo: l’assunzione che il PD sia una cosa sola con Renzi. E se non fosse così? Quello che lei dice è pura teoria, in realtà un successo elettorale PD ora sarebbe un successo di Renzi e del suo entourage, che azzererebbe tutte le minoranze, azzittendole più di un Grillo contro una Gambaro. Il suo è un punto di vista – in sostanza – molto renziano e strumentale (PD=Renzi). Chi non vuole Renzi per i prossimi 10 anni all’interno del PD sa bene che sta giocando una partita difficile, dove il rischio che dice lei (ossia elezioni NON stravinte) è il minore dei problemi. E’ solo la mia opinione.

    Distinti saluti

    AV