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Il taglio dell’Irpef serve a Renzi (anche) per una questione interna

Le minacce di mobilitazione di Susanna Camusso, la rabbia del segretario della CGIL per le parole del premier, il dialogo costante di Renzi con il leader della Fiom (“parla con Landini per farle un dispetto”, ha detto Bonanni), dimostrano che le carte le ha in mano proprio il segretario del PD e la mossa di orientarsi per un taglio dell’Irpef anziché dell’Irap, al di là delle valutazioni sull’impatto economico, avrà l’effetto di mettere alle corde tanto il sindacato, quanto la fronda interna del suo partito.

Tagliare l’Irpef ai redditi più bassi è esattamente la richiesta che i sindacati, CGIL in testa, hanno fatto più spesso. In aggiunta, sarebbe una scelta in perfetta antitesi con quello che vorrebbero gli industriali. Quanti militanti capirebbero una mobilitazione o persino uno sciopero contro un provvedimento economico di questo genere?

Tagliare l’Irpef ai redditi più bassi è una mossa eminentemente “di sinistra”. Quanti tra i vari Fassina, Cuperlo, Bindi avrebbero il coraggio di contestare?

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