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Il falso problema della parità di genere (facciamo come nel celebratissimo nord Europa)

Chiamatela parità di genere, chiamatele quote rosa, chiamate questa cosa di prevedere un equilibrio tra uomini e donne nelle liste come volete. In sé la cosa potrebbe non essere insensata. Non sono uno che giudica i provvedimenti in base ad un’idea astratta: se una legge serve a dare uno scossone, come è avvenuto nel caso dei Consigli di Amministrazione, ben venga. Ma il caso di specie è molto diverso.

Il rispetto del suddetto equilibrio si può ottenere in tre modi diversi

1) Evoluzione naturale della società verso una maggiore partecipazione delle donne alla vita politica

2) Imposizione delle quote per legge

3) Scelta delle quote da parte dei partiti

L’ultimo (e non perché lo dice Renzi) mi sembra il meccanismo più intelligente, non foss’altro perché fa scattare un meccanismo di concorrenza tra i partiti che potremmo esprimere grossolanamente in questo modo: le donne potrebbero votare di più le forze politiche che applicano questo sistema, dunque le altre forze politiche potrebbero essere spinte ad operare nello stesso modo. In aggiunta preserva eventuali scelte dei partiti di NON candidare donne (ipotesi estrema: la fondazione di un partito machista o, come faceva notare qualcuno su Twitter, un partito di padri separati).

Ma il punto, ancora una volta, non è ideale/ideologico: l’Italia ha già intrapreso questa strada e sta funzionando. Questo meccanismo lo applicano PD e Sel, mentre il Movimento 5 Stelle ha un sistema di selezione che – per quanto criticabile – conduce evidentemente ad un aumento della rappresentanza femminile.

Nel 2006 le deputate erano il 17,3%, nel 2008 il 21,1%, oggi sono il 31,4%. Il numero è quasi raddoppiato nel giro di tre legislature e in appena 8 anni. Forse siamo lontani dal livello ideale, ma nemmeno tantissimo.

Peraltro è la stessa strada intrapresa da gran parte di quei Paesi del nord Europa che tendiamo a magnificare. Il Partito Liberale svedese introdusse le quote (volontariamente,  al 40%) nel 1971 e progressivamente gli altri si adeguarono. Lo stesso sistema vige in Norvegia, Danimarca, Islanda.

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Ultimi commenti

  • Giuseppe Sannazzaro Natta 11 marzo 2014 / ore 19:49

    Bravo Spetia, una sintesi perfetta equilibrata e condivisibile del problema. Oggi si tratta di accelerare il passo e di essere uomini onesti con noi stessi.
    G S N