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La Collina

[spoiler: alla fine il romanzo mi è piaciuto. Se volete potete leggere, oppure accontentarvi di questa riga. Compratelo e ciao]

Un paio di premesse. Diffido, pur facendone occasionalmente parte, dei circoletti di Twitter: tendono irrimediabilmente a diventare un mondo autoreferenziale nel quale blogger famosi, giornalisti, generiche twitstar si manifestano vicendevolmente stima, chiacchierano e cazzeggiano solo tra loro, si complimentano l’uno con l’altro. Quindi, quando esce un libro prodotto da qualcuno che fa parte di questo circolo, il mio approccio è molto cauto. In qualche modo sono amici, ma in realtà non lo sono, quindi come fai a dirgli che hanno scritto una porcata, nel caso l’abbiano fatto? È più o meno con questo spirito che mi son preso e letto La Collina, di Andrea Delogu e Andrea Cedrola, un mix tra un romanzo autobiografico e un’inchiesta.

Aggiungo che tendenzialmente sono uno che legge due tipi di cose: romanzi di genere (fantascienza, fantasy, gialli) e saggi. Ho sempre odiato i “romanzi verità” e disapprovo profondamente la scelta di mettere i dialoghi in corsivo, invece che tra virgolette. Ma come mi è venuto in mente?

Come è facile intuire, mi sono avvicinato a questo prodotto editoriale con molta diffidenza e una quantità enorme di pregiudizi.

Sono andato alla presentazione, fondamentalmente per salutare Andrea (Delogu) e ho scoperto che ci hanno messo tre anni e mezzo a scriverlo, raccogliendo documenti e testimonianze. È il motivo che mi ha spinto a comprarlo: non è detto che una lunga gestazione produca un buon lavoro, ma se questa gestazione prevede un lavoro documentale di questo tipo, la formazione da giornalista mi impone di darci un’occhiata. Specie se la storia, come dicono gli autori, non è mai stata raccontata. Ed è vero: che io sappia (potrei sbagliarmi) in questi termini la storia della comunità di recupero di San Patrignano non è mai stata trattata.

Lo dico subito, così mi tolgo il pensiero: non è un capolavoro, probabilmente non pretendeva di esserlo, ma l’ho letto con piacere e con un filo di angoscia. Il racconto, molto televisivo/cinematografico (Cedrola fa lo sceneggiatore) è quello di un luogo che (a noi che eravamo fuori) veniva rappresentato come un esempio nella gestione e nel recupero dei tossicodipendenti, ma in realtà era un mondo chiuso, claustrofobizzante, una realtà extraterritoriale nella quale vigevano regole da dittatura. Sulla gestione di San Patrignano sotto il fondatore Muccioli ancora ci si divide: c’è addirittura chi ritiene che la violazione estrema della libertà personale e l’uso della violenza siano giustificabili “per il bene” dei reclusi.

Questo mi porta ad una lettura più profonda di questo lavoro. Nella Collina, per come la vedo, abbiamo la rappresentazione nitida, quasi caricaturale (ma basata su fatti e su storie vere) di come funzionano certi meccanismi del potere e della coercizione, dalle sue forme più blande, il paternalismo di Stato (di Muccioli), a quelle più gravi, come l’esercizio della violenza per un presunto bene superiore, quello dello Stato (della Comunità) e di come, partendo con le migliori intenzioni, si possa transitare attraverso tutti questi stati, senza rendersi conto che ogni volta si alza l’asticella. E, rappresentati, ci sono tutti i corollari umani possibili: chi si fa abbacinare dal potere riflesso, chi si ribella, il delatore, chi prova piacere nell’infliggere dolore, chi sfrutta posizioni di potere in maniera bieca, ha piacere nell’eseguire gli ordini che implicano violenza, chi simula sottomissione per quieto vivere.

C’è qualcosa che ricorda (mi perdoni Orwell) la Fattoria degli Animali. Non so se fosse nell’intenzione degli autori, ma l’uomo, nel suo rapporto col potere, è anche questa roba qua.

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Ultimi commenti

  • marco 20 febbraio 2014 / ore 19:58

    Il sole di sanpa

  • marco 20 febbraio 2014 / ore 16:21

    Buongiorno,
    un libro su San Patrignano gia’ esiste, ma siccome lo scrittore non e’ qualcuno che ha cercato di spalleggiarsi nel mondo televisivo non se ne parla tanto.
    Persone hanno mortificato autori come Fabio Volo accusandoli di rubare il posto che giovani come Andrea Delugu meritano…..passi, DE GUSTIBUS..ma ricordare Orwell in questa occasione mi sembra alquanto iperbolico.
    Come menziona l articolo, il libro e’ stato scrittto come se il piano di girare un film fosse imminente….o quasi che il libro non sarebbe nemmeno nato se ci fosse stata l opportunita’ di girare ancor prima un film.Di fondo, sembra che tutta questa propaganda non sia altro che un modo per ricondurre a un tornaconto del tutto personale.Gli inglesi lo chiamano wallet, twitter non so come lo definisca.
    Un cordiale saluto

    1. Simone 20 febbraio 2014 / ore 16:50

      Buongiorno Marco, mi dice il libro e l’autore? Grazie