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Le imprese in piazza

Per mesi, per anni, la fatica di fare impresa durante la devastante recessione dalla quale siamo usciti solo in senso strettamente tecnico e solo da un trimestre, è stata un fatto privato, espresso spesso in famiglia, tra amici o al più nelle riunioni interne delle associazioni di settore. Talvolta ha spinto a gesti estremi. Ancora avviene: l’ultimo caso a Padova, dove un uomo si è tolto la vita nel capannone dalla sue aziende.

Ma l’aria potrebbe essere cambiata: le migliaia di commercianti e artigiani in piazza del Popolo a Roma ieri, la marcia digitale dei 40mila organizzata da Confindustria, le oltre 5000 rose deposte dagli imprenditori piemontesi davanti al Parlamento raccontano che il mondo datoriale ha deciso di cambiare registro di comunicazione e di azione.

Non è un caso se proprio dalle imprese, come anche dal sindacato, sia arrivata più pressante la richiesta di un’accelerazione nell’azione di Governo. Questa pressione è senza dubbio tra le concause del cambio della guardia a Palazzo Chigi: sul cocktail micidiale costituito da stretta del credito, consumi interni azzerati, pressione fiscale alle stelle e adempimenti burocratici da manicomio, il Governo Letta non è riuscito ad incidere quanto avrebbe voluto o sperato. Checché ne dica il ministro dell’Economia Saccomanni, secondo il quale la “ripresa” (così l’ha definita) dell’ultimo trimestre è frutto dell’azione dell’esecutivo.

A Renzi tocca questo compito, dunque, quello di rispondere in tempi rapidi al mondo dell’impresa e a quello dei lavoratori, perché la protesta non si tramuti di nuovo in rassegnazione.

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