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Mettiamo le cosine al posto loro

So che è un’impresa quasi impossibile, ma proviamo a rimettere un po’ di cosine al loro posto

1) L’Italia non è una dittatura. E’ una Repubblica parlamentare nella quale, dopo le elezioni, si è formato un Governo di coalizione. Sono garantite libertà di espressione, la stampa è piuttosto libera, l’esecutivo e la maggioranza ricevono critiche costanti da tutti i principali organi d’informazione (giusto per essere più puntuali: si può criticare senza aderire pedissequamente alle tesi del M5S, che non ha la verità rilevata). Per intenderci e per dirla con la Treccani, l’Italia non è fra i “regimi politici autoritarii, illiberali e antidemocratici che, talora fondati su un ampio consenso di massa, attribuiscono a un capo o a un piccolo gruppo di persone poteri arbitrari e privi di controllo”

2) Quindi il Movimento 5 Stelle non è la “nuova resistenza”, che – se vogliamo stare al fenomeno storico – nacque e si sviluppò durante la guerra (condizione nella quale non siamo) per combattere l’occupazione nazista e, naturalmente, il fascismo. Il quale, a tutti gli effetti, era una dittatura.

3) Alla Camera non c’erano fascisti. Fare casino sguaiatamente alla Camera, rompere le scatole ad un deputato del PD che sta per rilasciare un’intervista, cercare di fermare il lavoro delle commissioni sono atteggiamenti, al più, antiparlamentari e molto poco istituzionali, ma di qui al fascismo o allo squadrismo ne passa.

Lungi da me minimizzare l’errore di non separare le norme sull’IMU e quelle su Banca d’Italia, l’atteggiamento demenziale dei deputati di Grillo, gli insulti sessisti (anche se su quello bisognerà recuperare un po’ di materiale del PD vs Minetti). Ma diamoci una calmata.

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