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Contro un nuovo paradigma del rapporto tra informazione e politica

Ok, il titolo è un po’ forzato, ma prendo spunto dal bel commento di Fabio Chiusi, che tiene dentro tanti di quei temi che ci si potrebbe scrivere un trattato. Non sono veramente contrario all’idea che un nuovo “paradigma pratico, che guidi le nostre azioni concrete nell’affrontare i problemi che il digitale pone alla contemporaneità” (come lo descrive Fabio) debba esistere, ma dubito con forza che possa essere creato.

In questo periodo mi sto dedicando alla lettura di un po’ di classici del pensiero del ‘900 e tra questi  ho avuto il piacere di scegliere “La società libera” di Von Hayek, uomo a cui la definizione di “economista liberale” che in genere gli viene attribuita sta un po’ stretta: l’opera è del ’60 e già pone il problema dei “mezzi di controllo tecnologici di cui dispone lo Stato” in relazione ai concetti di libertà e coercizione. Ma il punto non è questo. Un paio di passaggi

Se vogliamo progredire, dobbiamo lasciare posto alla continua revisione delle nostre idee attuali, resa necessaria dalle future esperienze. Siamo così poco capaci di immaginare quel che la civiltà sarà o potrà essere fra cinquecento o anche cinquant’anni, quanto lo furono i nostri antenati medioevali o persino i nostri nonni, che non seppero certo prevedere il nostro sistema di vita oggi

Ancora

Il valore della libertà individuale poggia soprattutto sul riconoscimento dell’inevitabile ignoranza di tutti noi nei confronti di un gran numero di fattori da cui dipende la realizzazione dei nostri scopi e del nostro benessere

La questione viene “esplosa”, per così dire, nella parte dedicata ai sistemi giuridici e normativi, quando sostiene che ci sono una serie di norme che “non sono mai state deliberatamente ideate, ma si sono sviluppate attraverso un processo graduale di tentativi e di errori”.

Qual è il punto, dunque? Il punto è che un nuovo paradigma non può esistere, specie se si parliamo di un paradigma pratico. Il paradigma, in una questione così pervasiva come la nostra vita digitale, lo genera la società, utilizzando il suo solito sistema: provando e fallendo, affidandosi ad atti di coraggio o di codardia dei singoli, sperimentando e conservando. Con la certezza che in un sistema così complesso e nel quale giocano un ruolo miliardi di fattori-persone nulla è preordinabile, ma frutto del caso da una parte (i cigni neri evocati da Taleb) e dell’adattamento dell’economia e della società dall’altra. Il passaggio è Storico, il movimento continuo e non inquadrabile.

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