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Buoni e cattivi

So bene che la situazione è più complessa di come la metto io. In gioco ci sono interessi geopolitici importanti e c’è anche una legge sulle manifestazioni di piazza che, dal punto di vista di quel bene fondamentale che è la libertà, grida vendetta.

Però, dato che il facile incasellamento in buoni/cattivi non mi piace, provo ad immaginarmi nei panni di un ipotetico presidente ucraino Viktor Yanukovich.

La Russia, Paese con il quale ho una più che discreta affinità culturale, si è offerta di comprare 15 miliardi di dollari dei miei titoli di Stato, per una somma che equivale a circa un decimo del mio PIL (per l’Italia, a titolo d’esempio, vorrebbero dire 200 miliardi di euro). In aggiunta mi taglia di un terzo il prezzo di una materia prima fondamentale per l’industria e la vita dei cittadini (il gas). E lo fa mentre sono in piena recessione, con un Prodotto interno lordo che si è contratto nel 2013 dell’1,1%.

Dire di no è difficilissimo, forse impossibile.

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