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Dilettanti (nel PD) e professionisti (nel M5S)

A volte capita di farsi trascinare dai pregiudizi. E’ l’ultima cosa che dovrebbe avvenire nel caso di un giornalista, ma può capitare, visto che siamo esseri umani.

Quando questa mattina ho visto le notizie di agenzia che parlavano di un emendamento approvato alla Camera (con parere contrario del Governo) che impone che vi sia almeno un 20% di frutta nelle bevande analcoliche a base di frutta prodotte e commercializzate in Italia, contro il 12% attuale, ho pensato che fosse opera del Movimento 5 Stelle, perché sembrava corrispondere perfettamente al tipo di battaglie che porta avanti di solito. L’emendamento è invece del PD, che lo ha celebrato anche per bocca di membri della segreteria Pina Picierno. Secondo Picierno

Si tratta di un riconoscimento per il made in Italy e per l’importante produzione frutticola del nostro Paese. Piu’ frutta significa qualita’ e quindi salute. Troppo spesso si trovano bevande che con la frutta hanno ben poco a che vedere. Questo emendamento invece e’ un passo avanti per la tutela dei consumatori che deve essere sempre un obiettivo prioritario per il governo, cosi’ come la difesa delle peculiarita’ alimentari nazionali

Le aziende del settore, in un comunicato, ricordano che la media Europa è del 5%, che siamo già sotto procedura di infrazione di Bruxelles, sostengono che questo aumenterà l’apporto calorico delle bevande, chiariscono che varrà per esempio, anche per le bevande gassate a base di limone (20% di limone? Posto che uno se la beva, poi ci vorranno quintali di Bifidus…). Ma soprattutto – e questo mi sembra il ragionamento più convincente – scrivono che

Gli italiani oggi godono di ampia scelta di bevande con diversi tenori di succo di frutta, su cui orientarsi in base alle proprie libere scelte.

Già, il ragionamento è sempre quello: qualcuno nel PD è in grado di spiegarmi, visto che sull’etichetta è chiaramente indicata la percentuale di frutta, per quale cavolo di motivo lo Stato debba decidere una percentuale minima, limitando la mia libertà di scelta? E se io volessi bere un succo al gusto di frutta che ne contenga a malapena il profumo e che sia fatto prevalentemente di acqua? E ancora: il PD è in grado di spiegarci in che modo questa norma tutela il made in Italy? A me sembra piuttosto che, più “polpa” devo metterci, più il succo mi costa. Non vedo per quale motivo, per l’acquisto di frutta, debba rivolgermi proprio ai produttori italiani.

I deputati del Movimento 5 Stelle in commissione Agricoltura, evidentemente, hanno studiato di più e meglio. Riporto il loro comunicato perché mi sembra esplicativo

Come noto, la norma in questione, pensata per rendere più salutari le bevande a base di frutta e per favorire i produttori italiani di frutta non è mai entrata in vigore a causa dell’esito negativo della procedura di notifica della direttiva 98/34/CE. Di fatto  la Commissione europea ritiene la misura introdotta lesiva delle norme europee in materia di libera circolazione delle merci e, pertanto, il 5 marzo 2012, ha aperto un caso Eu pilot, reiterando le già denunciate incompatibilità della norma con le disposizioni comunitarie. Il bluff anti-europeista del Pd oltre a non risolvere il caso EU pilot, penalizza le aziende nazionali. Le costringe, infatti, o a rinunciare ad un indispensabile spazio di mercato, quale quello comunitario, oppure a suddividere la produzione a seconda della destinazione. In entrambi i casi cio’ comportera’ un aumento insostenibile dei costi di produzione.

Unico neo: si sono astenuti e non hanno votato contro, non ho capito perché.

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Ultimi commenti

  • natale vincenzo 26 marzo 2014 / ore 15:10

    Innalzare la soglia minima potrebbe essere un modo per far ripartire l agricoltura un settore che sta letteralmente morendo, le dico solo tanto per citare un esempio che al sud le arance nn si raccolgono nn conviene, leggere il suo articolo mi ha deluso dobbiamente visto che la considero una persona capace e che seguo sempre con piacere, capisco che ognuno abbia le sue idee e il suo modo di vedere ma leggendola ho avuto l impressione che queste fossero diktat, buona giornata

    1. Simone 26 marzo 2014 / ore 15:51

      No, Natale, nessun diktat. Ma non è l’innalzamento della soglia, a mio giudizio, che risolve il problema delle arance non raccolte. Se le arance non si raccolgono è perché costa troppo raccoglierle rispetto all’importarle. Allora o metti una soglia minima di prodotto ITALIANO oppure non ne esci. Però da una prospettiva che può sembrarle eccessivamente liberale: non è meglio che le aziende su questo si facciano concorrenza e il mercato decida?
      Prendiamo tre succhi con tre etichette diverse
      La 1 Non indica la percentuale di frutta, né la provenienza e costa 1 euro
      La 2 Non indica la percentuale di frutta, ma ti dice che tutto è italiano e costa 2 euro
      La 3 Ti dice che la percentuale di frutta è al 20% ed è tutto italiano

      Vada avanti con tutte le combinazioni possibili.

      (Sul fatto che l’agricoltura stia morendo ho qualche dubbio: dipende dal tipo di agricoltura. Si sta specializzando, sta cambiando, ma non morendo. Muoiono aziende, questo sì).

  • ANGELO CARINI 18 gennaio 2014 / ore 00:23

    A naso un aumento della percentuale di polpa di frutta nn comporta un aumento degli zuccheri che infatti solitamente vengono aggiunti al prodotto aumentandone in qs caso l’apporto calorico;detto ciò la creazione di prodotti diversificati x il target di clientela da raggiungere é tipico di diversi settori merceologici che pagano in base a quanto richiesto.Una volta tanto se ad es. invece di lasciar marcire parte dellle ns arance queste venissero sfruttate in maggior quantità x i succhi di frutta qs nn mi spiacerebbe affatto.Poi se dietro la proposta Pd vi sia la manina di tale Farinetti (Eatitaly) amicone di tale Renzi nn mi meraviglierei:di sicuro c’é la longa manus dell’Europa.

  • Lamberto Magnoni 17 gennaio 2014 / ore 16:32

    Il ragionamento non fa una grinza!