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Sicurezza alimentare e provenienza del cibo NON sono la stessa cosa

Prima il Brennero, poi Montecitorio. La Coldiretti sa come farsi sentire e sa anche che la battaglia che porta avanti è molto popolare: l’idea di un’autarchia alimentare, a livello istintivo, affascina tutti noi. Insomma, se il maiale lo produce un Italiano ci sentiamo un po’ più sicuri.

Ma la provenienza del cibo e la sicurezza alimentare non possono essere confusi in alcun modo ed è qualcosa su cui l’associazione di agricoltori tende a giocare un po’ troppo. In sintesi: una volta che le materie prime arrivano in italia vengono effettivamente controllate e i dati riportati dal ministero della Salute sono evidenti

Le Aziende Sanitarie Locali hanno effettuato:

– 215.018 ispezioni e 9.675 audit sugli stabilimenti per la produzione di alimenti di origine animale

– 535.018 ispezioni sulle imprese alimentari, che sono circa un milione e mezzo

– Le Asl hanno poi inviato i campioni raccolti nei laboratori, che hanno analizzato 124.846 campioni provenienti da imprese e stabilimenti

Quindi, che per il prosciutto si usi la coscia di maiale arrivata dalla Germania o dall’Italia, il prodotto finale e la materia prima sono ipercontrollati. Possiamo discutere se sia corretto che gran parte della carne con la quale vengono fatte le bresaole IGP provenga dal Brasile, ma è un problema di disciplinare di produzione, non di sicurezza alimentare.


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Ultimi commenti

  • ivan 5 dicembre 2013 / ore 16:27

    sulla sicurezza delle materie prime spero tu abbia ragione..il problema, da convinto produttore di specialità alimentari, è quello che spinge l’imprenditoria a scegliere fornitori di materie prime molto lontano dai confini ovvero la continua ricerca di recuperare marginalità.
    la filiera nazionale deve (dovrebbe?) essere un obiettivo comune, ricordati che non stiamo sfruttando importanti e grandi zone d’Italia per la coltivazione del grano (leggasi Sicilia) che garantirebbe prodotto di altissima qualità.
    non chiedo molto ma, al meno per i nostri prodotti top, bisognerebbe impegnarsi ad utilizzare materi prime italiane.

  • Msimone 5 dicembre 2013 / ore 16:26

    Infatti l’obiettivo è quello di modificare i disciplinari. L’ italia deve puntare come per altri settori su produzioni ad alto valore aggiunto. Non esiste che la bresaola IGP possa usare carne brasiliana. Chi vuole la bresaola brasiliana è libero di comprarla ma deve saperlo e può pretendere un prezzo più basso visto che è fatta con materia prima che costa meno.