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Il Festival del Giornalismo. Ossia: arrivare a Montecitorio

Per non farvi pensare che la vicenda del Festival del Giornalismo sia una questione di pippe mentali tra giornalisti.
Mettiamo che governiate una regione di nemmeno 900mila abitanti e che questa regione abbia una vocazione eminentemente turistica per bellezze naturali, enogastronomia, attrattiva religiosa, patrimonio storico, artistico e culturale.
Mettiamo che questa regione abbia la fortuna di avere un capoluogo che sa presentarsi particolarmente bene: è una bella città, vivace al punto giusto, piena di giovani di ogni parte del mondo perché ospita un’università per stranieri.
Nel caso foste questo amministratore, uno dei problemi centrali dovrebbe essere: come portare a “saturazione” questo sistema turistico? Ossia, molto banalmente: come far conoscere questa regione all’estero per attrarre sempre più gente?
Ora, immaginate che ogni anno, in quel bel capoluogo di quella splendida regione ci sia, putacaso, un evento di livello internazionale che attira migliaia di persone da tutto il mondo. E immaginate che molte di queste persone siano giornalisti, taluni di fama mondiale. Penserete che certo, i giornalisti sono una razzaccia, però possono essere molto utili ai vostri fini perché presentano una serie di vantaggi: parlano con tutti, scrivono sui giornali o parlano in radio e tv, sono molto seguiti sui social network.
Ospitare questo evento, favorirlo, finanziarlo dovrebbe essere tra le vostre priorità, anche solo per avere quella piazza meravigliosa, quello scorcio di collina, quel teatro che è un amore twittati da uno che ha 100mila e passa followers.
Senza contare che tutta quella gente in quei tre giorni va nei bar, negli alberghi, nei ristoranti, nei locali, nei negozi.
Però sull’altro piatto della bilancia mettiamo altre cose importanti. Questa gente non vota, mentre i 50mila che spendo per finanziare la sagra della castagna di quel paesino sulle colline mi vale tra i 7 e gli 800 voti sicuri. Chissà che non siano quelli che mi servono a diventare deputato.

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Ultimi commenti

  • Mauro 25 ottobre 2013 / ore 00:48

    hai proprio centrato il problema!

  • nicoletta 20 ottobre 2013 / ore 20:51

    Il tuo è un post che onestamente non affronta con onestà intellettuale il problema, ma fa populismo.
    E se quell’amministratore/amministratori dovesse/dovessero in tempi di tagli di bilancio scegliere se finanziare un festival o il welfare del territorio?
    Altro che voti per diventare deputato.