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Cosa dice (davvero) Giorgio Napolitano

In queste giornate nelle quali si discute solo di indulto e amnistia, mi fa piacere ricordare il fatto che nel suo messaggio alle Camere Giorgio Napolitano ha affrontato le cose in maniera decisamente più ampia.

Le premesse

Il presidente della Repubblica ricorda innanzitutto una sentenza della Corte di di Strasburgo, quella che viene definita una sentenza pilota. La giustizia europea condanna Roma per la violazione della convenzione sui diritti umani all’articolo 3, quello che proibisce la tortura

la violazione del diritto dei ricorrenti di beneficiare di condizioni detentive adeguate non è la conseguenza di episodi isolati, ma trae origine da un problema sistemico risultante da un malfunzionamento cronico proprio del sistema penitenziario italiano, che ha interessato e può interessare ancora in futuro numerose persone

Napolitano ricorda poi che ci sono centinaia di ricorsi pendenti e, visto il risultato della sentenza pilota, saranno presumibilmente accolti. Le procedure sono sospese fino al 28 maggio 2014 perché la Corte ha deciso di darci il tempo necessario all’adeguamento. Ricordo che siamo ormai a sette mesi dalla scadenza e pensare che la cosa si possa risolvere senza un provvedimento di clemenza è folle. In alternativa si può decidere di pagare: si tenga presente che la condanna per la sentenza pilota ammonta a 100mila euro circa per sette detenuti. Se la cifra rimanesse la stessa  – cosa non scontata, visto che i tempi di permanenza in carcere dei ricorrenti sono stati piuttosto limitati – il calcolo puramente aritmetico è di 145mila euro ogni 10 detenuti che ricorrano. Ovviamente non sto tenendo in considerazione la questione diritti umani, che effettivamente mi sembra quella fondamentale.

I rimedi

Dire che Napolitano ha parlato solo di indulto e amnistia è fuorviante. Nel suo messaggio indica innanzitutto i rimedi strutturali, a partire dalla riduzione del numero di detenuti. Non riporto tutto il testo, ma i punti principali

1) l’introduzione di meccanismi di probation (…) per taluni reati e in caso di assenza di pericolosità sociale, la possibilità per il giudice di applicare direttamente la “messa alla prova” come pena principale.

2) la previsione di pene limitative della libertà personale, ma “non carcerarie”.

3) la riduzione dell’area applicativa della custodia cautelare in carcere. (…) sul totale dei detenuti, quelli “in attesa di primo giudizio” sono circa il 19%; quelli condannati in primo e secondo grado complessivamente anch’essi circa il 19%; il restante 62% sono “definitivi” cioè raggiunti da una condanna irrevocabile.

4) l’accrescimento dello sforzo diretto a far sì che i detenuti stranieri possano espiare la pena inflitta in Italia nei loro Paesi di origine. In base ai dati del DAP, la percentuale dei cittadini stranieri sul totale dei detenuti è circa il 35%.

5) l’attenuazione degli effetti della recidiva quale presupposto ostativo per l’ammissione dei condannati alle misure alternative alla detenzione carceraria;

6) infine, una incisiva depenalizzazione dei reati, per i quali la previsione di una sanzione diversa da quella penale può avere una efficacia di prevenzione generale non minore.

7) Aumentare la capienza complessiva degli istituti carcerari

Amnistia e indulto arrivano in fondo, ma proprio in fondo

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