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Il dito e la luna. Il caso Giovannini

Cosa succede? Che il ministro Giovannini, commentando i dati diffusi l’altro ieri dall’OCSE sulle competenze degli italiani adulti (eccone un esempio) ha detto che gli italiani (gli italiani, non i gggiovani) sono “poco occupabili”. Scandalo terribile, tuonano tutti da destra a sinistra: Feltri si scaglia contro il “burocrate inoccupabile” e dice, alla fin fine, che è colpa dell’Euro e delle politiche fiscali; Gramellini redige il consueto commento di pancia, accomunando questa espressione ad altre come “bamboccioni” e “choosy” usate in passato da ministri tecnici.

Allora, mettiamo le cosette al loro posto.

Il fenomeno “bamboccioni” è esistito, in parte esiste ancora e non è solo colpa del terribile mondo del lavoro. Così come la questione dei “choosy”. Le ragioni sono tante, su tutte l’alta patrimonializzazione soprattutto immobiliare delle famiglie, che disincentiva il movimento e l’accettazione di un lavoro, quale che sia. Le testimonianze dirette di imprenditori e capi di agenzie per il lavoro che ho raccolto nell’ultimo anno conferma che in parte è ancora così. Le cose stanno cambiando e lo dimostra questa tabella, ma guardate i dati dal 2008 al 2012 e, soprattutto, quelli dell’industria (fonte: indagine Excelsior-Unioncamere)

L’indagine Excelsior è anche quella che ogni anno ci ricorda quali competenze manchino nel Paese. Vediamo insieme un altro grafico

Si legge a spiegazione di questa tabella:
In misura maggioritaria (per quasi 6 casi su 10) le difficoltà denunciate sono di natura qualitativa, riconducibili cioè all inadeguatezza dei candidati, mentresolo in poco più di 4 su 10 le difficoltà sono riconducibili alla loro scarsità numerica.
Non sono un economista, ma esistono centinaia di studi (a partire da quelli dell’OCSE) sulla correlazione tra livello di studi, capacità linguistiche e matematiche e occupazione/occupabilità. A mio modo di vedere la situazione italiana ha molti responsabili: aziende, soprattutto piccole e medie, che spesso non hanno puntato sui talenti; sistema educativo sganciato dalle realtà produttive e dalle esigenze di un Paese che, oltre a “fare le sedie” (cit Feltri), dovrebbe puntare su servizi avanzati e alta tecnologia; un mondo sindacale che ha per anni osteggiato il cambiamento di questo sistema educativo; un ambiente culturale innamorato delle competenze umanistiche e sprezzante verso quelle tecniche.
Il tema è questo. Poi facciamo le vittime, rispondiamo piccati, indigniamoci contro il tecnico. Ma Giovannini ha ragione.

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Ultimi commenti

  • FabGalluzzi 14 ottobre 2013 / ore 06:11

    Se il fenomeno è in decrescita (non se ne ha alcun sentore), è senz’altro una buona notizia. Ma credo l’analisi non sia completa se non si tiene conto del fatto che negli ultimi 10/15 anni sono arrivati in Italia più di 3 milioni di immigrati, che in gran parte lavorano regolarmente (e qualcuno anche in nero, no?) e che quindi hanno coperto amplissime fasce di domanda – in gran parte costituite da quei lavori “che gli italiani non vogliono più fare” (cosa che ho detto altre volte ha sgradevoli sfumature razziste). Non sarà che ricercando “il lavoro che piace”, e avendo ormai tutti la possibilità di perseguirlo quando non di aspettarlo, dovremo concludere che i laureati in Italia sono troppi, e non troppo pochi?

  • simone 13 ottobre 2013 / ore 16:13

    ho lavorato per 2 anni in nero! ecco il problema! non è questione che noi italiani non abbiamo voglia di lavorare.. è questione che ce la fanno passare la voglia!! ripeto 2 anni in nero con una media di 20 euro al giorno!! I DATI INFILATELI DOVE SAI……

  • ChiaraTaz 10 ottobre 2013 / ore 17:15

    Grazie, veramente grazie. Analisi sintetica ma lucidissima ed efficace.

  • @kalufunsui 10 ottobre 2013 / ore 11:24

    Analisi ineccepibile. Volendo approfondire il tema delle professioni tecniche ci sarebbe molto da dire su come vengono gestite le professionalità tecniche in termini di aggiornamento professionale e in generale per garantire un livello elevato, ma sarebbe un discorso ancora più complesso.

  • Guido Emaldi 10 ottobre 2013 / ore 11:01

    Assolutamente vero, inutile fare sempre finta che non sia così…..