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La vendita di Pernigotti è un’ottima notizia

La famiglia Averna (sì, proprio quelli dell’amaro) ha venduto la Pernigotti ai turchi di Toksoz , un gruppo con un fatturato annuo di 450 milioni di euro che ne avrebbe pagati una quarantina. La vendita rientra in un piano di riassetto e di dismissioni che Averna sta mettendo in atto, anche per concentrarsi sul business principale, i liquori.

Ovviamente è pieno di gente che si straccia le vesti e, dopo l’acquisto di Loro Piana da parte di LVMH, dice che “un altro marchio italiano  se ne va”.

Stando a quanto scrive oggi il Sole 24 Ore, Toksoz avrebbe intenzione di investire altri 30 milioni di euro in Italia ed entro 2-3 anni vorrebbe costituire un polo dell’alimentare italiano. Dunque non è un marchio che se ne va, ma un marchio che resta, per giunta con più denaro e probabilmente con una proprietà maggiormente concentrata sull’attività principale dell’azienda. O pensate davvero che i gianduiotti possano essere fatti a Istanbul?

Nella nostra schizofrenia continuiamo a dirci che non siamo in grado di attrarre capitali. Poi ci lamentiamo quando un gruppo straniero viene ad investire da noi.

Come direbbe un mio collega, di che stiamo parlando?

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Ultimi commenti

  • Silvio 14 luglio 2013 / ore 11:08

    Scusate Silvio Bessone da Vicoforte Cioccolatiere!

  • Silvio 14 luglio 2013 / ore 11:07

    E’ vero quello che scrive se non fosse per il fatto che la Turchia è anche il primo produttore mondiale di Nocciole e sono sicuramente concorrenziali sul prezzo ma non assolutamente sulla qualità. Non bastano i soldi a fare grande un azienda! Loro Piana è diventata grande per la passione che ha messo nella ricerca dei migliori filati e nella selezione dei migliori metodi di lavorazione. La Pernigotti, si dice leader nazionale nella produzione del Gianduia, potrebbe essere smembrata in qualunque momento con la concorrenza di minor costo produttivo, minor costo materie prime, minor costo di infrastrutture, minor costo di tassazione e minor costo di trasporto e portata in Turchia! per carità saremo ancora tanti a fare i Gianduiotti ma oggi sto lottando come un Leone per mantenere in Piemonte anche la Streglio ( già di proprietà di Pernigotti) e sono solo! contro due multinazionali che la vorrebbero comprare e chiudere! Non so se si dovrebbe poi gioire. Di questo stiamo parlando!

  • Valentino Angeletti 12 luglio 2013 / ore 08:53

    Simone, dici bene. Quella tendenza di considerare negativa ogni acquisizione estera in Italia adducendo la protezione di un Made in Italy che realisticamente le aziende nostrane non riescono a garantire, è un classico arroccamento tipico dei “muro contro muro” che nelle ultime decine di anni hanno portato il nostro paese ad un immobilismo tremendo contribuendo alla situazione attuale.
    Nelle operazioni di M&A da parte di esteri è bene verificare che le intenzioni siano serie e concrete e non si tratti del semplice acquisto del Brand, usufruendo del marchio prestigioso, ma delocalizzando di fatto in altri paesi da fiscalità e manodopera favorevoli (e spesso con bassi standard di sicurezza, inquinamento, diritti dei lavoratori, qualità ecc). Se le intenzioni sono serie si tratta di un esempio di buona globalizzazione, che rispetti le località, il motto da seguire dovrebbe essere “Think globally but act locally”. Emblematico è il fatto che si un magnate Turco a fare shopping in Italia e non le nostre aziende, e partecipate e le eccellenze private, a fare shopping all’estero, questo è un segnale decisamente chiaro e particolarmente preoccupante su quelle che sono le nostre prospettive future.
    Un caro saluto
    Valentino