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La vicenda Shalabayeva. Quello che si sa

Siamo nella notte tra il 28 e il 29 maggio. Cinquanta uomini circondano una villa di Casal Palocco, a Roma. Viene prelevata una donna, separata dalla figlia di sei anni. Poche ore dopo viene rimandata con la figlia nel suo Paese. Non è un caso ordinario caso di immigrazione clandestina: la signora si chiama Alma Sahalabayeva ed è la moglie di Mukhtar Ablyazov esule dal Kazakhstan dal 2009. E il Kazakhstan non è un paradiso per i diritti umani: gli oppositori rischiano il carcere, quando non la deportazione in campi di prigionia. Viene praticata la tortura.  E Ablyazov, oligarca, accusato in patria di truffa (ufficialmente dunque un criminale) è anche uno dei maggiori oppositori del presidente kazako Nazarabayev.

Provo a ricostruire qua cosa sia successo in quei tre giorni, ricostruzione che si basa sugli articoli usciti sui giornali e sulla trasmissione che abbiamo realizzato in merito alla vicenda. Nei punti nei quali la notizia non è certa, lo dirò esplicitamente.

Martedì 28 maggio, intorno alla mezzanotte.

Una squadra di agenti della Digos circonda una villetta a Casal Palocco. La zona potrebbe essere definita come periferia di lusso di Roma: 30mila abitanti, a due passi dal mare,  è considerato uno dei “quartieri bene” della Capitale. Gli agenti, riferiscono dal ministero dell’Interno, eran convinto di trovare Ablyazov, ma al momento dell’irruzione nella villa ci sono la moglie Alma, la figlia Aula di sei anni, la sorella di Alma col marito e un’altra bambina di nove anni, oltre che una coppia di domestici ucraini. Nessuno di loro parla italiano e all’inizio, visto che gli agenti sono tutti in borghese, si convincono che si tratti di una rapina, tanto che il cognato di Alma racconta di aver avuto una colluttazione con i poliziotti [la notizia non ha conferma].

Una ventina di poliziotti resta all’esterno dell’abitazione, dentro ce ne sono una trentina. Il racconto di quella notte arriva dalla stessa Shalabayeva raccolto dal Financial Times, una sorta di memoria in 18 pagine

E’ stato solo più tardi che ho capito che  cercavano mio marito. Ma in quel momento ero stordita e avevo una sola sensazione: che fossero venuti per ucciderci. Avevo un solo pensiero: sono venuti per ucciderci tutti, senza processo o indagini e nessuno lo verrà a sapere. Avevano fatto irruzione nella casa, non avevano mostrato documenti, nemmeno un mandato d’arresto o di perquisizione, non avevamo avvocati, testimoni o interpreti. Eravamo completamente disorientati.

Ma gli agenti come sono arrivati a quella villa? In questo caso ci aiuta il Fatto Quotidiano, che racconta di essere entrato in possesso di una nota dell’ambasciata kazaka indirizzata alla Questura di Roma (non al ministro degli Esteri, non a quello della giustizia), nella quale si segnala la presenza di Ablyazov. Che però non c’è, come abbiamo visto. Shalabayeva, riavutasi parzialmente dalla paura e dallo stupore, chiede se sono poliziotti e l’unica cosa che riesce ad ottenere è che uno degli uomini le sventoli di fronte un tesserino, senza farglielo vedere davvero. Il trattamento è duro

Stavano cercando qualcuno e facevano molto rumore, così ho deciso di vedere cosa stesse avvenendo ai bambini. Avevo sentito un po’ di rumore provenire dalla parte della casa dove stavano dormendo. Mi sono alzata dalla sedia e ho detto “children”, mostrando con un gesto che volevo andare a controllare. Ma uno degli uomini mi ha spinto fino quasi a farmi cadere, mi ha presa per le spalle e mi ha forzatamente fatta sedere sulla sedia. Era così arrabbiato che ero pietrificata dalla paura.

A circa quattro ore dall’inizio del blitz, la donna viene fatta vestire, separata dalla figlia e portata via. Con lei c’è il cognato, Bolat. C’è un buco di alcune ore , racconta l’avvocato Olivi, durante le quali si sa per certo che è passata dalla Questura, ma non molto altro.  Riferisce l’avvocato Olivi

Abbiamo una documentazione che tuttora è incompleta. Abbiamo richiesto gli atti sia alla prefettura che alla questura e ad un mese da questi fatti ancora non ci sono stati dati.

A questo punto entra in gioco la questione del passaporto. Lei ne esibisce uno, regolare, della Repubblica Centrafricana: dato che non sa se siano poliziotti o sicari, ha paura a farsi riconoscere, racconta. Ci tornerò più avanti: basti dire, per ora, che secondo le forze dell’ordine è falso e tanto basterà a farla rimpatriare.

Mercoledì 29  maggio, la questura

Il buco di alcune ore del quale si diceva lo racconta ancora una volta Shalabayeva. Dice di essere stata portata in un edificio che, dalla descrizione, sembra la Questura di Roma, e che là le chiedono di firmare dei documenti. In Italiano.

Per quel che ho capito dal suo cattivo inglese, firmando quei documenti ci avrebbero rilasciato, se non li avessimo firmati ci avrebbero arrestati […] Bolat non voleva firmare e ha menzionato la parola “avocat”. L’intero ufficio ha iniziato a gridare in maniera malevola nei nostri confronti. Alcuni mi gridavano in faccia, così vicino alla mia che potevo sentirne il respiro.

Alla fine firma anche Bolat, aggiungendo una nota in russo: “Non so costa sto firmando”. I due vengono portati in una struttura a sud di Roma e lui viene rilasciato. Lei continua a chiedere che i poliziotti chiamino l’ambasciata centroafricana per verificare l’autenticità del passaporto. Continuano a farle domande, non mangia dal pomeriggio precedente, vive una tensione spaventosa: così dopo 15 ore crolla e decide di raccontare chi è e perché si trova a Roma. Racconta anche del Kazakhstan, di Nazarbayev, dell’opposizione. Questa è una valutazione soggettiva della signora, quindi vi prego di prenderla per quello che è. Ma ecco:

Mi è sembrato che il capo del servizio immigrazione simpatizzasse con me, ma ho avuto la sensazione che stesse subendo un’enorme pressione.

Mercoledì 29 (bis) e giovedì 30 maggio, Cie di Ponte Galeria

Shalabayeva viene trasferita nel CIE di Ponte Galeria. Ancora l’avvocato Olivi

Viene portata al Cie alla sera tardi del giorno dopo il blitz e alle dieci di sera le viene notificato un decreto di espulsione, che è stato richiesto dalla Questura e ottenuto dal prefetto in tempi veramente brucianti.

Riesce ad avere un colloquio con un avvocato del Cie, che le raccomanda di chiamare l’ambasciata kazaka. Ma lei, naturalmente, non ci pensa nemmeno. Nel pomeriggio arriva la vera assistenza legale. Chi lo chiama l’avvocato? Shalabayeva ha un’altra figlia di 24 anni che vive in Svizzera: è lei a telefonare ai suoi avvocati elvetici, che si rivolgono all’avvocato Olivi. Ancora lui

La signora resta un altro giorno, giovedì, presso il centro, praticamente senza avere nessuna assistenza. Noi riusciamo a capire, finalmente, dove si trova e mandiamo un nostro collega ad avere un colloquio faticosissimo in lingua russa, in assenza di interpreti ufficiali in lingua russa che non vengono messi a disposizione dal centro, senza mettere a disposizione la documentazione sulla base della quale la signora viene trattenuta e sulla base della quale se ne prevede l’espulsione.

Per 48 ore nemmeno un interprete, dunque.

Venerdì 31 maggio, l’udienza lampo e l’espulsione

La mattina dopo, il venerdì alle 11.30, è prevista l’udienza di convalida del trattenimento nel CIE. Finalmente l’inteprete c’è e tutto accade molto rapidamente, tanto che – stando all’avvocato – non c’è stato nemmeno il tempo di formulare una richiesta d’asilo politico in piena regola. La signora lo chiede, ma lo fa a voce. Ancora l’avvocato.

E’ stato informalmente affrontato il tema e si sarebbe dovuto trattare della questione della protezione internazionale, nel momento in cui fosse stato possibile parlare con la signora.

Ma gli orari del Cie sono dalle 15 alle 18. Alle 13  Shalabayeva è già su un aereo, che alle 19 partirà per il Kazakhstan.

Venerdì 31 maggio (bis), gli orari dell’aereo

La questione degli orari la ricostruisce perfettamente Francesco Grignetti sulla Stampa. Come abbiamo detto, l’udienza di convalida del trattenimento inizia intorno alle 11.30, ma alle 11 l’ambasciata Kazaka ha già noleggiato un aereo privato dall’Austria, che atterra a Ciampino e si mette in attesa: a bordo c’è il console kazako che prende in consegna Shalabayeva dalla polizia italiana. Là avviene il ricongiungimento con la figlia, che viene prelevata dai poliziotti nella villetta di Casal Palocco con modalità sulle quali l’avvocato ha molte perplessità

Sono veramente sconvolgenti. E’ stata prelevata dalla casa con l’inganno, facendo allontanare dalla casa gli avvocati del nostro studio e facendole dire che si sarebbe ricongiunta con la madre in Questura.

Invece è stata portata all’aeroporto, dove rimane per alcune ore con la madre prima di partire.  Shalabayeva riesce ad incontrare là la nipote e la sorella, chiede asilo politico in inglese e in russo senza risultati.

Il passaporto

Stando a quanto riferisce il ministero dell’Interno, Alma Shalabayeva viene trovata in possesso di un passaporto falso e senza timbro o visto d’ingresso per l’area Schengen. Non solo: si tratta di un passaporto che, insieme ad altri, è finito in un’indagine della procura generale del Kazakhstan e che ha riguardato alcuni funzionari del servizio immigrazione. In quell’inchiesta è finita anche Shalabayeva, che è dunque indagata e destinataria di una misura cautelare (domiciliari).

Stando a quanto riferisce, invece, il legale della famiglia, la donna era in possesso sia di un passaporto diplomatico della Repubblica Centrafricana, la cui regolarità è stata confermata dall’ambasciata di quel Paese e dallo stesso ministro degli Esteri, sia del suo passaporto kazako, con tanto di visto Schengen.

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Ultimi commenti

  • csant 14 luglio 2013 / ore 22:14

    Perché il passaporto è della repubblica centrafricana???

  • Peter 12 luglio 2013 / ore 17:55

    Perche’ non sono meravigliato?

  • Lima 10 luglio 2013 / ore 00:13

    La deposizione di 18 pagine della signora Shalabayeva sembra la sceneggiatura di un film sul nazismo. Questa è la nostra Italia? Questi sono i nostri agenti e i nostri funzionari?

  • Erio Domestici 9 luglio 2013 / ore 15:56

    Stiamo cadendo sempre piu’ in basso.Sequestratori per conto terzi.

  • Stefano Robino 9 luglio 2013 / ore 14:08

    Ottimo servizio signor Spezia.

    La prego di mantenerci informati sulle evoluzioni del caso. Trovo scioccante che della vicenda, sopratutto se verra confermata anche solo in parte, non se ne parli quasi per nulla su altri media nazionale (fatto salvo per Il Fatto Quotidiano e La Stampa e ovviamente il Sole. )

    Grazie ancora.