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Vittime di loro stessi

Due interviste mi hanno colpito oggi, tutte e due di parlamentari del Movimento 5 Stelle. La prima, sul Secolo XIX, è della deputata Vincenza Labriola e parla della vicenda della diaria

Ormai non posso uscire con mio figlio perché mi gridano: “ladra”. Capito? Questo pensa la gente, per colpa loro. E’ una situazione insostenibile. Ho solo espresso le mie esigenze: se voglio portare mio marito e mia figlia a Roma devo chiedere il permesso? Devo subire la gogna? Nessuno di noi vuole rubare.

La seconda, sul Corriere della Sera, è della senatrice Elena Fattori che recentemente in un post su Facebook aveva parlato di “linciaggio collettivo”. Al giornalista che le chiede a chi si riferisse risponde:

Alle persone che seguono il blog di Grillo, che danno vita a crociate, come in questo caso, che a me non piacciono. La colpa non è di Beppe, ma del popolo che gli gira intorno

Se getti escrementi in un ventilatore, per il tuo bene dovresti rimanere dietro il ventilatore stesso. Il punto è l’aver fatto populismo d’accatto sui soldi della politica mettendoli tutti nello stesso calderone: il Suv di Fiorito insieme al giusto compenso per chi lavora nell’interesse del Paese, per intenderci. E’ giusto, trovo, che chi fa questo mestiere sia ben pagato e abbia la tranquillità di lavorare anche per il mio bene. Se Labriola non ha i soldi per pagarsi un appartamento a Roma con suo marito e salta sedute della Camera, deve fare la pendolare tra la Capitale e Genova o mentre sta votando una legge ha già la testa sul treno o sull’areo che la riporteranno in Liguria, a me cosa ne viene? Il problema, in realtà, non è la quantità di denaro, ma la trasparente rendicontazione. Se fosse stata obbligatoria non avremmo nemmeno avuto un caso Fiorito.

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Ultimi commenti

  • UnUomoInCammino 18 giugno 2013 / ore 12:09

    La mistica della politica servizio è un ipocrito retaggio moralista. Per fortuna o purtroppo non sono più i tempi di De Gasperi o di Togliatti.
    Dunque si può essere ben remunerati per UN lavoro fatto bene.
    Ma qui poi iniziano a scattare gli stili di vita personali: per fare bene il/la parlamentare è necessario che figli* e marito vengano a Roma?
    Cosa significa essere ben remunerati?
    Per assurdo anche la “non buona remunerazione” ha un senso: solo e devi andare a Roma con i treni “normali” puoi vivere e com-prendere i disagi di un sistema ferroviario frutto di lustri di antipolitica (quasi un approccio maoista) .
    La realtà ora è che il peculato e gli interessi privati e il saccheggio della res-pubblica sono la norma e non si può pensare di non affrontare il problema.
    I punti sui quali è necessario insistere sono
    1 – divieto assoluto di cumulo di cariche pubbliche e/o private
    2 – mandato a termine (due legislature? tre?) non prorogabile
    3 – equiparazione previdenziale e retributiva ai dipendenti pubblici
    4 – introdurre criteri di rendicontazione su classi di spesa definite
    5 – architetture di bilancio dei poteri, e di verifica del mandato (ad esempio sul modello del recall election)

    Ma se il materiale umano è scadente non ci sarà alcun sistema, alcuna architettura che tenga.

  • Mario Dioli 14 maggio 2013 / ore 18:47

    Forse mi sono perso qualche passaggio ma i candidati non avevano a suo tempo sottoscritto l’impegno a rimborsare quanto non rendicontato? concordo quindi che se la rendicontazione e trasparente e precisa il problema non si pone

  • batsalegio 14 maggio 2013 / ore 13:59

    L’ha ribloggato su The Brontolon Poste ha commentato:
    Un pensiero condivisibile.

  • Paolo 14 maggio 2013 / ore 13:07

    Fatta la fondamentale premessa che trovo i toni e le battaglie de 5stelle quasi sempre criticabili mi chiedo chi obblighi un parlamentare a trasferirsi con tutta la famiglia. Quanti di noi lavorano fuori casa dal lunedì al venerdì? Ci portiamo dietro la famiglia? No. La società x cui lavoriamo ci paga il costo di trasferire una famiglia? No. Ci rimborsano albergo o residence (monolocale, di norma)? Si. Ecco basterebbe trattare i soldi pubblici con la stessa parsimonia con cui li tratta un normale datore di lavoro. Semplicissimo

  • francesco 14 maggio 2013 / ore 10:39

    chi di puritanesimo ferisce di puritanesimo perisce

  • Daniela 14 maggio 2013 / ore 09:32

    “Con la stessa misura con cui giudicate sarete giudicati”. Diceva pressapoco così qualcuno 2000 anni fa, no?
    Che poi il tempo e il modo per rimediare non manca, basterebbe dire: “cari politici – tolti i Fiorito & co, ovviamente: ci siamo sbagliati. Vi abbiamo sempre attaccato, vi abbiamo dato dei ladri ma ora che ci siamo dentro anche noi ci rendiamo conto di cose che prima non sapevamo e che non ci permettevano di giudicarvi correttamente, scusateci.”