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Feticismo manifatturiero

Qualche giorno fa un bellissimo pezzo del Financial Times ha messo in guardia da un tic di tutti noi e in particolare dei politici, dei nostri ancora di più. Tendiamo ad attribuire al settore manifatturiero, inteso brutalmente come “le fabbriche che fanno le cose”, un valore assoluto e intrinseco, capace di prescindere da tutto il resto. E’ una visione distorta, che va corretta.

Quando si osserva la catena del valore dei beni manifaturieri che consumiamo oggi, si può notare quanto sia piccola la parte di valore rappresentata dai processi di fabbrica e assemblaggio. Molto di quello che pagate riflette lo stile del vestito, il disegno dell’Iphone, la precisione di assemblaggio del motoro dell’aereo, la meticolosa ricerca farmaceutica, la certificazione di qualità che ti dice che quel prodotto è veramente quello che dicono che sia.

Il lavoro fisico incorporato nel prodotto di fabbrica è un bene poco costoso in un mondo globalizzato. Ma le abilità e le capacità che trasformano quel lavoro in prodotti di straordinaria complessità e sofisticazione non lo sono. L’Iphone è un prodotto di fabbrica, ma il suo volare per l’utente è come una cristallizzazione di servizi.  (l’articolo integrale è qua)

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Ultimi commenti

  • Charly 21 novembre 2012 / ore 16:48

    Anch’io sostengo l’argomento da tempo. E’ bello scoprire di non essere soli!

  • anonimo 20 novembre 2012 / ore 16:13

    Motoro? Volare? comunque d’accordo 🙂