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Che impatto hanno avuto i social? Mah

Usati per sondare l’opinione pubblica, per valutare il peso dei candidati, per commentare in diretta i dibattiti, per discutere, raccontare, diffondere messaggi, fare propaganda.

Eppure – il paradosso è questo – nelle prime elezioni americane nelle quali si è fatto un uso massiccio dei social network e della rete sia da parte repubblicana che da parte democratica, non sappiamo, non sapremo e non potremo misurare quanto effettivamente abbiano avuto un impatto sul voto.

Di certo si sa che Romney e Obama hanno speso 160 milioni, una frazione dei circa 6 miliardi impiegati complessivamente per gli spot televisivi. Ma il punto non è la propaganda: avrà pesato qualcosa quel 22% di americani che, secondo il Pew Research Center, ha fatto sapere come vota via Facebook o Twitter? Che impatto avrà avuto l’invito promosso direttamente da Facebook ad andare a votare, già testato su 61 milioni di elettori nelle mid term del 2010 e che portò 340mila persone in più alle urne? Quanti voti ha spostato un tweet ben riuscito di un anonimo sostenitore dell’uno o dell’altro candidato, che fino a non molto tempo fa avrebbe avuto giusto l’audience dei suoi parenti?

Ecco, l’unica cosa certa che si può dire è che social e rete sono una nuova variabile, dalle dimensioni ancora incerte e dal peso crescente. Qualcosa, anche se capisco che non sia una novità, con cui fare i conti. Qualcosa con cui anche la politica italiana – con il consueto ritardo, con molte zoppie, a fronte dei 21 milioni di utenti facebook e oltre 2 di twitter del nostro Paese – dovrà iniziare a misurarsi dal voto del prossimo anno. Naturalmente non è ancora in grado di farlo, ma insomma, il tempo arriverà.

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