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La bufala del caso Mandara. Chi paga?

“Il re della mozzarella di bufala finanziato dalla Camorra” era il titolo che dedicava alla vicenda il Corriere della Sera del 18 luglio scorso. Sull’arresto di Giuseppe Mandara e sul sequestro delle sue aziende la fantasia giornalistica (e quindi anche mia) si è eccitata molto: ricordo che quel giorno impaginavo i giornali radio e in un paio delle edizioni minori ci ho addirittura aperto, mentre Repubblica ci ha fatto montare intorno il classico pezzone di Saviano su Camorra food.

Poi non ci ho più pensato, finchè l’altro giorno, in centro a Milano, sono passato davanti a quello che potremmo chiamare il flagship store dell’azienda, dietro piazza Cordusio, e mi sono stupito di vederlo ancora aperto. Devo aver fatto una battuta tipo “ma non è ancora fallito?” e mia moglie mi ha raccontato che le avevano detto che la storia era falsa. Ma come mai leggo (almeno) quattro giornali al giorno e non me ne sono accorto? In parte è scarsa attenzione, in parte è il diverso peso che viene dato ai fatti. Il problema è vecchio, posto mille volte in mille altre occasioni. Ma guardate come la dava il Corriere, per esempio, o la stessa Repubblica. E sono praticamente certo che anche nei nostri giornali radio è stata poco più che una breve.

Succede che Mandara era stato accusato da un pentito inattendibile, uno al quale era stato revocato il programma di protezione testimoni nel 2003 proprio a causa di una denuncia di Mandara per una tentata estorsione. La vicenda è ben raccontata dal Giornale, che ne cava l’occasione per una polemica sui magistrati inquirenti (che comunque qualche domanda dovrebbero farsela). L’industriale è stato addirittura accusato di far parte di un clan che non esiste più da dieci anni (!).

Il danno d’immagine per Mandara deve essere stato enorme in Italia e all’estero. Chissà quanti ancora oggi, vedendo i suoi prodotti nei supermercati o nei negozi, pensano che possano essere adulterati o realizzati grazie a soldi sporchi. Chi paga?

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