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Fino alla noia (sulle agenzie di rating)

Agenzie di rating, dall'Economist

I giudizi di Moody’s e Fitch sull’Italia renderanno più simpatiche a tutti, almeno per oggi, le agenzie di rating.

Cito di nuovo quello che è, a mio giudizio, uno dei commenti più lucidi sul tema,  che trovate integralmente qua. Firmato da Donato Masciandaro, ci aiuta a smetterla di parlare di “cattivi” o “buoni”, passando a  “competenti” o “incompetenti”, che mi sembra più serio.

Dice Masciandaro che le basi sulle quali le agenzie fondano la loro credibilità sono tre e tutte tre schricchiolano. Riassumo:

1) Le agenzie accedono a fonti informative non pubbliche. Ma ormai questo non avviene più

2) Il capitale umano che elabora gli input informativi e le metodologie utilizzate è  di qualità. Ma i migliori, oggi, preferiscono andare a farsi strapagare in una banca d’affari o in una qualche istituzione finanziaria

3) Le agenzie, in quanto soggetti terzi rispetto ad emittenti ed investori, hanno gli incentivi corretti, in termini di indipendenza ed autonomia, per offrire un prodotto di qualità, indipendente dal ciclo economico e dalla natura dell’emittente. E da questo lato le perplessità sono molte, come sappiamo

A questo punto l’elemento da rimuovere non sono le agenzie, ma l’ascolto che si presta ai loro giudizi. La frase che il presidente della BCE Mario Draghi avrebbe pronunciato davanti ai magistrati di Trani che indagano sulle tre sorelle è chiara

Bisogna fare a meno delle agenzie di rating: sono altamente carenti e discreditate

Il problema sarà poi trovare un altro metodo di valutazione del rischio.

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