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Un sogno finito. Un po’ di dolore

Per la mia generazione e per quelle che mi hanno preceduto gli accordi di Schengen sono stati un momento di festa. L’idea di poter partire da Roma e arrivare fino al sud della Spagna o in nord Europa senza doversi fermare ad un posto di frontiera generava nelle nostre menti (spesso solo in quelle) un’idea di libertà straordinaria.

Oggi i ministri degli interni europei hanno firmato un accordo secondo il quale, a fronte di forti pressioni migratorie sui confini esterni, quelli interni possono essere chiusi. Come si misurano le “pressioni migratorie”? Che livello di arbitrarietà è concesso ai singoli Stati nel prendere una decisione di questo tipo? Facendosi queste due domande, si ha il quadro delle possibili derive di questo memorandum: per come è fatta l’Italia, le frontiere francesi e austriaca potrebbero rimanere chiuse per tutta un’estate. O anche di più.

Ora tocca al Parlamento Europeo ribaltare l’impostazione e magari immaginare di ripristinare la proposta originale della Commissione, secondo la quale queste decisioni si sarebbero dovute prendere a Bruxelles. E’ comunque un brutto segnale, in settimane nelle quali l’altra piccola libertà guadagnata, quella di non dover cercare l’insegna “Change” appena arrivati in aeroporto o stazione, sembra anch’essa in pericolo.

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Ultimi commenti

  • Luigi Rosa (@l_rsa) 7 giugno 2012 / ore 19:18

    Lo dici a me che negli anni ’80 mi ero pure iscritto al movimento federalista… Ti capisco benissimo.

    La Comunita’ Europea e’ rimasta il MEC con leggi che prescrivono la lunghezza minima delle banane e nessuna integrazione reale.