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L’occupazione globale, Churchill, l’Esperanto, i nazisti in Francia e quintali di minchiate (con rispetto parlando)

Il 17 maggio è stata depositata alla Camera dei deputati un’interrogazione che ha come primo firmatario il deputato del PD (Radicale) Marco Beltrandi, ma sottoscritta anche da Bernardini, Coscioni, Mecacci, Turco e Zamparutti.  Riguarda la decisione del Politecnico di Milano di effettuare, dal 2014, solo lezioni in lingua inglese. Vale la pena tirarne fuori qualche brano. L’ intento, la salvaguardia della lingua madre, è apparentemente nobile e, anzi, se ne può discutere. Ma il risultato è qualcosa che assomiglia a un delirio. Siete pronti? Iniziamo

Si lede, secondo gli interroganti, il fondamentale principio di uguaglianza, di cui all’articolo 3 della Costituzione, nella misura in cui introduce un criterio di discriminazione su base linguistica

Naturalmente andrebbe spiegato agli “interroganti” che si può anche scegliere un’altra università. Ma vabbè.

La lingua madre è, per elezione, la lingua della formazione perché ad alta definizione, mentre il cosiddetto «inglese basico» usato nei corsi in lingua inglese al politecnico e altrove, è una lingua povera, a bassa definizione, ideologicamente propugnata da chi si prefigge di dislocare all’estero servizi e manifatture, non per introdurre i giovani alla cultura anglosassone più alta.

Ora, va tutto bene, ma pensare che in un’università dove si insegnano materie tecniche, finanza ed economia si usi un inglese “basico” è piuttosto curiosa. Si nota a titolo di esempio che

In Gran Bretagna non s’insegna alcuna lingua straniera dal 2004, consentendo risparmi sul fronte istruzione che ammontano a 18 miliardi di euro l’anno.

Beh, ovvio. Parlano inglese.  Ma i veri capolavori arrivano dopo.

L’«inglesizzazione» è un processo di occupazione globale da tempo messo in atto dalle principali potenze anglofone, perché, come esplicitamente ebbe a dire Churchill agli studenti di Harvard nel 1943, «dominare la lingua di un popolo offre guadagni di gran lunga superiori che non il togliergli province e territori o schiacciarlo con lo sfruttamento. Gli imperi del futuro sono quelli della mente». Con l’ovvia conseguenza che la cessione unilaterale di sovranità linguistica equivale alla cessione di suolo italiano

Le “potenze anglofone” è un po’ come i poteri forti, la cupola nera, la Trilaterale,  la massoneria plutogiudaica. Tutti insieme, costoro, hanno un disegno ben preciso.

Le università francesi non sono capitolate sotto la germanofonia nemmeno nella Repubblica di Vichy, con la Francia occupata dai nazisti, mentre si comincia a veder capitolare intere facoltà e, ora a Milano un’intera università, sotto quella che appare agli interroganti un’«occupazione linguistica» inglese.

Il finale da urlo chiede all’esecutivo di valutare l’ipotesi di promozione dell’uso dell’Esperanto. Lingua parlata bene,  scrive Wikipedia, da 1,6milioni di persone.

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