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Caro Comune di Milano, sappilo: siamo nel 2012 (una storiella minuscola)

Caro Comune di Milano,

mi rivolgo a te genericamente perché non so esattamente a chi indirizzare questa lettera e  lo faccio trattandoti come un’unica amministrazione, anche se questa piccola storia (veramente minuscola) dimostra che non lo sei.  Lo faccio scrivendo a te, ma – idealmente – queste righe possono essere indirizzate a qualsiasi ente locale o istituzione italiana. E’ un modo per ricordare a te e a loro quanto tempo di vita o lavoro strappiate ai vostri cittadini.

Nonostante viva in città da dieci anni, non ho mai preso la residenza. I motivi sono tanti, a partire dalla volontà di mantenere radici nel luogo di origine della mia famiglia, uno splendido paese nel cuore dell’Umbria che si chiama Bevagna. A Milano mi sono sposato (con una residente) e ho avuto tre figli (residenti) e vivo in una casa nella quale la succitata moglie, stando alla sua carta d’identità (da te rilasciata), risulta abitare.

Qualche tempo fa ho dovuto richiedere, tramite uno dei tuoi funzionari, il talloncino per poter parcheggiare nella zona nella quale risiedo e ho dovuto produrre i seguenti documenti

  1. Autocertificazione di matrimonio
  2. Bolletta a me intestata
  3. Patente
  4. Libretto dell’auto
  5. Certificato di uso esclusivo dell’auto (ce l’ho in leasing)
  6. Altre quisquilie che attestano la residenza di mia moglie in quella casa

Va tutto benissimo, perchè trovo giusto che tu, caro Comune, ti tuteli dagli abusi. Poi hai introdotto l’Area C e mi hai chiesto, per poter usufruire dello sconto da residenti, di produrre nuovamente gli stessi identici documenti, invitandomi, nella persona di un tuo funzionario, a recarmi direttamente negli uffici per accelerare la pratica.

Vedi dov’è il problema, per quanto piccolo piccolo? Quei documenti sono in tuo possesso, tu sai esattamente chi sono io, dove vivo, dove lavoro. Si trovano da qualche parte nel tuo immenso corpaccione ma, per stessa ammissione di un tuo funzionario, le due sezioni automobilistiche del comune (AreaC e parcheggio residenti) non si parlano.

Mi costa poco, alla fine: ripescherò i documenti (per uno di questi devo andare all’agenzia dell’Entrate con marca da bollo da non so quanto), farò un po’ di fila in un ufficio, consegnerò i documenti e aspetterò che tu registri la cosa. Nel frattempo continuerò a pagare i 5 euro al giorno che sono costretto a pagare, visto che entro al lavoro alle 4.45 fuori dall’Area C e vi rientro nel pomeriggio, sperando che la mia azienda me li rimborsi. Però, senza motivo, ho perso ore della mia vita che avrei potuto dedicare ad attività più piacevoli o più interessanti.

Ripeto è un caso minuscolo, ma forse mi disturba perché ora ho tre figli e vorrei avere più tempo per godermeli. Ogni anno, secondo alcuni calcoli, ogni italiano passa mediamente una settimana della sua vita in coda, tempo sottratto al Prodotto Interno Lordo o al Benessere Interno Lordo. Ed è una media, bada bene: pensa a casi più gravi, come quello della collega del Corriere della Sera che ha raccontato la sua vicenda sul giornale.

Insomma, la pubblica amministrazione sa tutto di noi e sta arrivando ad incrociare i dati in maniera fin troppo pignola per capire se spendiamo più di quanto dovremmo. Possibile che non riesca a incrociare questi stessi dati per renderci la vita più semplice? Siamo nel 2012, caro Comune di Milano, un anno nel quale dovrebbe bastare una connessione internet per restituire ai tuoi cittadini qualche giorno (non dico una settimana, basta un week end lungo) da dedicare a sé stessi.

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