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L’Imu distorta: nella casa di riposo o in affitto paghi (quasi) doppio.

Gli anziani la cui residenza viene trasferita in una casa di riposo, pagheranno Imu quasi doppia su quella che fino a prima del trasferimento era la loro casa principale. La notizia, ripresa oggi dallo Spi-CGIL e poi dalla Stampa, era stata già data dal Sole 24 Ore l’8 marzo scorso. Ho sentito Luigi Lo Vecchio, dottore commercialista ed esperto del Sole 24 Ore:

“Mentre nell’imposta di registro la prima casa coincide con la prima abitazione che ho acquistato, anche se non vi risiedo, ai fini dell’Imu quello che conta è l’abitazione principale, che è quella che possiedo e nella quale risiedo anagraficamente”.

Questo porta al fatto che, ai fini Imu, l’anziano nella casa di riposo non abbia alcuna abitazione principale, ma abbia una seconda casa. Morale: pagheranno il 7,6 per mille invece del 4. Lo stesso principio si applica a chi vive in affitto: ipotizziamo che io possegga una casa di 40 metri quadri e, avendo tre figli, ne affitti una di 120. Su quella di 40 pagherò, appunto, il 7,6 per mille.

A questo punto starà ai comuni: sono proprio loro a dover decidere – fatto salvo che questa “secondaprima” casa non deve essere affittata – se applicare la tariffa maggiorata. Scommettiamo che tra i chiari di luna del patto di stabilità e quelli della Tesoreria unica non si faranno sfuggire l’occasione di incassare qualche euro in più?

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