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James Cameron e io (che sono un sentimentale)

Quello che è riuscito a fare James Cameron mi ha commosso: dopo sette anni di lavoro in collaborazione con National Geographic è sceso, da solo, in uno dei luoghi più inaccessibili del pianeta: la fossa delle Marianne, quasi 11mila metri di profondità nell’Oceano Pacifico, con un batiscafo che lui stesso ha in parte progettato.

Mi sono immaginato al suo posto: scendere a 150 metri al minuto, veder scorrere immagini velocissime di pesci, alghe, rocce e lampi di luce. Poi, nel buio tagliato dai riflettori, osservare la sabbia che si deposita dopo l’impatto e vedere un mondo silenzioso e isolato che si apre davanti a me.

Ma soprattutto mi sono immaginato mentre lavoravo alla realizzazione di uno di quei sogni folli che hai fin da ragazzino, tipo “andare su Marte” o “esplorare gli abissi del mare”.

Non è successo, ho fatto altro e pazienza. Il mio nuovo sogno è che ci riescano i miei figli.

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Ultimi commenti

  • akismet-6d2a3afe70f335e03e02eba1c2be551b 26 marzo 2012 / ore 06:44

    Il nuovo sogno e’ non smettere mai di sognare.

    La BBC riporta una sua frase “I grew up on a steady diet of science fiction at a time when people were living a science fiction reality.”

    La il fantastico letterario di adesso e’ fatto da maghi che si trovano poteri senza aver fatto sforzi e di vampiri un po’ citrulli. Speriamo che fra 40 anni il sogno non sia quello di diventare un vampiro pirla.