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Che poi un partito non può e non deve essere monolitico (PD e #18politico)

Diciamolo, un Partito politico non può essere un monolite. Vale per il Partito Democratico, così come vale per i Laburisti in Gran Bretagna e per i Democratici negli Stati Uniti. Lo stesso presidente americano Barack Obama si è trovato a dover fronteggiare posizioni diverse e dissidenze di vario genere nelle battaglie parlamentari. Dunque dove sta il problema del PD?

A mio modo di vedere c’è una prima ragione “esogena”, ossia il fatto che il principale partito di centrodestra ha nascosto talmente bene le sue fronde interne dietro il dominio del capo, che le contraddizioni dei democrats sono emerse con maggiore evidenza.

Poi ci sono le ragioni interne. Nei partiti normali la linea del segretario, una volta eletto, è la linea del partito e chi è contro può contestare, andare alla conta al congresso o su singole grandi materie, adeguarsi o – in casi estremi – sbattere la porta e andarsene. Il problema politico vero e che prescinde dalla presunta banca di voti che rappresenterebbe la CGIL,  è che non c’è un segretario forte. Peggio: è debole e non ha una linea.  Dunque, si trovi la quadra sulla riforma del mercato del lavoro oppure no, il problema resta.

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