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Ok Mario, grazie per lo spread, ma ora basta

Da qualche settimana l’atteggiamento di un pezzo dei partiti (in particolare il PDL, il PD ha problemi diversi) e dei singoli rappresentanti politici verso il Governo Monti appare nettamente cambiato. La sensazione é molto sgradevole, perchè l’appoggio, fino ad ora, era stato quasi incondizionato. L’insofferenza si misura da un atteggiamento generale in molte dichiarazioni di queste ore, ma anche da atti e parole su casi concreti. Mettiamo in fila un po’ di cose

– Il segretario del PDL, Angelino Alfano, si è rifiutato anche solo di parlare di Rai e giustizia. Solo un mese fa sarebbe stato impensabile e, anzi, le aperture al dialogo del PDL sembravano notvoli.

– Il sarcasmo, le battute e le critiche aperte sulla politica estera dopo il caso di Franco LaMolinara e quello dei due marò

– La mole mostruosa di emendamenti e poi di cambiamenti effettivamente apportati ai decreti liberalizzazioni e semplificazioni. Non tutti con intenti sbagliati, alcuni per rafforzare i provvedimenti, ma tant’è

– La richiesta di dimissioni per il ministro Riccardi

Meglio fermarsi qua, anche se ci si potrebbe spingere oltre. Tutto sta a capire se si tratta di una fase temporanea, legata alle amministrative incombenti, di segnali effettivi della volontà di liberarsi di una presenza ingombrante o di un mix delle due cose. Del resto, con tutte le probabilità, i partiti si aspettavano che un Governo chiamato a fare scelte impopolari dovesse essere per forza di cose impopolare. Si sono accorti invece che l’impopolarità si sta scaricando su di loro (che il Governo lo sostengono), mentre l’esecutivo vede solo parzialmente intaccato il suo patrimonio di consensi, segno evidentemente che il confine tra scelte impopolari e scelte coraggiose é labile e comunque gli Italiani sanno benissimo dov’é.

L’impressione è che la cosiddetta comunità internazionale e la cosiddetta comunità finanziaria si stiano accorgendo del problema. Nei giorni se ne era occupata Reuters, oggi il Financial Times, che in un articolo sulla riforma del mercato del lavoro, intervista Riccardo Barbieri, capo economista di Mizuho International:

Nessuno dovrebbe dubitare del fatto che i mercati cambierebbero direzione, se i tentativi di riforma del Governo Monti fossero frustrati. E lo farebbero brutalmente.

La preoccupazione è che il calo dello spread e, in generale, della pressione sui nostri titoli di Stato possa condurre ad un identico allentamento della pressione sulla necessità di fare riforme. Una sgradevole sensazione, si diceva, che speriamo venga smentita dai fatti.

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