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Alfano, le banche e le parole in libertà

Il segretario del PDL, Angelino Alfano, ha una curiosa idea su come si stabiliscano le priorità e su come si definisca un’agenda politica degna di questo nome. E usa parole da comizio alla Scuola di Formazione politica del suo partito

La prossima settimana incontrerò il presidente dell’associazione bancaria per dire che il Pdl sta con le banche se le banche stanno con il popolo, noi non saremo contro il popolo perché siamo il popolo e rappresentiamo la gente. Senza le banche il sistema si inceppa, lacrisi è di tutti per cui un po’ paghino le banche e un po’ i cittadini

 

Tralasciamo la seconda affermazione, composta da due banalità (“Senza le banche, il sistema si inceppa” e “la crisi è di tutti”) e populismo da osteria (“un po’ paghino le banche ecc.”) e soffermiamoci sulla prima. Il sillogismo, mancato perchè non si chiude con un’affermazione ma la sottintende, è quanto di più demagogico si possa immaginare.

Le banche non stanno “con il popolo” o “contro il popolo”. Le banche sono attori economici, imprese che hanno come primo obiettivo quello di fare profitti: non devono ottenere voti, devono fare il loro mestiere, che consiste anche nel concedere credito. Che poi lo facciano bene o male, che sappiano o non sappiano separare il grano dal loglio è questione ampiamente dibattuta.

Lascia poi veramente sorpresi l’idea che basti essere con il popolo – ammesso che la cosa abbia un qualche significato – per ottenere il sostegno del PDL. Roba buona, come si diceva, per un comizio, non per i futuri e attuali quadri e dirigenti del partito.

Ma Alfano non si ferma qui

Mi sembra che in questo caso l’osservazione più efficace sia dell’editorialista del Sole 24 Ore Guido Gentili

Ovviamente non ha ricevuto risposta.

Ancora una volta la politica si è  mossa in ritardo rispetto ad un problema – nella fattispecie quello della rarefazione del credito – che il mondo dell’impresa e le famiglie stavano sperimentando sulla loro pelle già da qualche mese e che, soprattutto, era presumibile che si manifestasse già qualche tempo prima. Un caldo suggerimento al segretario di quello che, stando ai sondaggi, è il secondo Partito italiano: meno demogagia, maggiore riconoscimento delle responsabilità (anche del proprio Governo) e proposte serie. Non è con i prefetti, con idee dirigiste o ancor peggio con gli slogan che si fa politica economica. 

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