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TAV, non sarà (anche) come una missione di pace?

Sulla TAV, ammetto, ho poche certezze. Mi sto addentrando in queste ore nel cuore del dibattito e tra le cose utili che ho trovato vi segnalo il forum realizzato dal Fatto e il paper redatto da Ponti e Boitani sulle ragioni liberali del no

Ecco però un punto di vista diverso, che non è esattamente mio, ma che sento in parte di dover condividere. Chiacchierando, il collega Paolo Piacenza mi diceva che alla fine, probabilmente, dovremmo farla “perché è come partecipare ad una parata militare”. O meglio, dico io, partecipare ad una missione di pace/guerra. Una di quelle cose che sei costretto a fare, nonostante gli enormi dubbi che ti assalgono, per una questione di “standing” internazionale: bisogna mantenere le promesse fatte. I benefici non è detto che risiedano nell’opera stessa, ma piuttosto nel dimostrare la propria capacità di tenere il punto e di rispettare gli accordi presi con Bruxelles e Parigi. Non sono completamente convinto nemmeno di questo e so che la metafora è lontana dall’essere perfetta, ma vi affido la riflessione. 

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