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L’inutilità delle previsioni economiche

UPDATE: la commissione UE ha appena diffuso le nuove stime: PIL in calo dello 0,3% nel 2012. A conferma di quanto scritto qua sotto. Nel giro di un anno i passaggi sono stati crescita-stagnazione-recessione 

Ogni sei mesi la Commissione Europea diffonde le sue previsioni economiche. Come ho già avuto modo di sottolineare, la mia fiducia nei centri studi – soprattutto quelli delle grandi istituzioni economiche internazionali – si affievolisce di giorno in giorno. Capisco che lavorino senza poter calcolare eventi eccezionali o variabili politiche di grande importanza (come lo stallo sulla crisi greca), ma gli scostamenti tra una stima e l’altra sono enormi. Il caso dell’ultimo bollettino BCE è esemplare.

Per esempio, nelle previsioni d’autunno diffuse in novembre, Bruxelles stimava una crescita del Prodotto Interno Lordo dello 0,5% sia per l’Europa a 27 che per la sola area Euro. Appena sei mesi prima, nelle previsioni di primavera (titolo del comunicato: “La ripresa mantiene lo slancio”) la stima di crescita indicava un +1,5% per l’UE e un +1,25% per l’Eurozona. Nel giro di sei mesi la stima è stata tagliata di un punto percentuale, mentre molti economisti – non solo “Mr.Doom” Roubini – prevedevano già dall’inizio dell’anno scorso che la ripresa non sarebbe stata questo granché.  

La domanda verte sull’utilità di un centro studi che, presumibilmente, paghiamo noi. Sia come sia, qua sotto la tabella con le previsioni di autunno e di primavera, in attesa di quelle intermedie in arrivo oggi.

 


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