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Liberalizzami questo (#cannabis, tasse e crescita)

Micropremessa. Volutamente non sono affrontate questioni culturali/sociali/criminali/mediche, ma puramente economiche. 

Qualche tempo fa, su iniziativa di Milton Friedman, cinquecento economisti sottoscrissero un pubblico appello al Governo degli Stati Uniti per la legalizzazione della cannabis. Sul sito si invita a leggere un rapporto redatto da un professore di Harvard, Jeffrey A. Miron che viene così brevemente riassunto 

..la legalizzazione della marijuana – sostituendo la proibizione con un sistema di tasse e regole – farebbe risparmiare 7,7 miliardi dollari all’anno di spese federali e statali in materia di applicazione del divieto e produrrebbe entrate fiscali di almeno 2,4 miliardi dollari l’anno se la marijuana fosse tassata come la maggior parte delle merci. Se invece la marijuana fosse tassata come alcool o tabacco, potrebbe generare fino a 6,2 miliardi dollari l’anno.

      Il fatto che la probizione della marijuana abbia questi effetti sul bilancio, non significa di per sé che il divieto sia una cattiva politica. Le prove evidenze, tuttavia, suggeriscono che abbia benefici minimi e possa esso stesso causare danni notevoli.

Ora: sarà il caso di farsi le stesse domande in Europa? E nello specifico in Italia? Prendiamo un caso di scuola, quello olandese (dove peraltro sono arrivate forti restrizioni). Secondo i dati del 2009 lo Stato incassa circa 400 milioni di euro all’anno in tasse dai soli Coffee Shops, che due anni fa erano 730 e movimentavano 3,2 miliardi di euro. Va segnalato che – secondo le stime – solo il 40% del prodotto passa dai Coffee Shop, il resto è destinato al mercato nero e all’esportazione. Ma anche che i dati sugli incassi fiscali e sul fatturato non tengono conto nè dell’impatto sul turismo, nè della parte agricola. 

Da qui in avanti le stime che farò sono piuttosto approssimative. Non sono un economista e, peraltro, i dati disponibili sono piuttosto scarsi.

Invito a riflettere prima di tutto sul banale dato territoriale e demografico. I Paesi Bassi hanno un’estensione di 41.000 km quadrati contro i 300.000 dell’Italia e una popolazione di 16 milioni di abitanti contro i 60 milioni del nostro Paese. Ma quello che forse può contare di più, se ragioniamo solo in termini di luoghi di vendita della sostanza (Coffee Shop) è la dimensione delle città, perché il numero aumenterebbe all’aumentare della dimensione e, presumibilmente, non in progressione aritmetica ma in dipendenza da altri fattori, come l’attrattività turistica (o volontà di crearne una diversa) o la maggiore libertà di costumi che si registra nelle città più grandi. Ebbene, nei Paesi Bassi ci sono solo due città sopra il milione di abitanti, Amsterdam e Rotterdam. L’Aia, che è la terza, supera di poco i 750mila. Anche in Italia, considerato il solo territorio comunale, sono solo due, ma Napoli e Torino sfiorano questa cifra. 

Sempre “spannometricamente”. Secondo le stime più recenti i consumatori di cannabis abituali in Italia sono circa 2 milioni e 300 mila, circa il 7% della popolazione tra i 15 e i 64 anni (dove per abituali si intendono coloro che hanno consumato cannabis almeno una volta al mese). Un grammo di Marijuana o Hashish ha un prezzo variabile tra i 5 e i 9 euro al grammo e con mezzo grammo circa ci si può fare uno spinello. Di questa forchetta prendo il prezzo più basso, immaginando che la legalizzazione renda minore il rischio e quindi il prezzo. Immaginiamo che la sola fetta di popolazione citata un consumo di un grammo al mese: la spesa sarebbe di 1 miliardo e 380 milioni. Se fosse al netto delle tasse. Ipotizzando una tassazione simile a quella delle sigarette, che pesa per il 75% su ogni singolo pacchetto, l’incasso per lo Stato sarebbe di circa 1 miliardo all’anno. E’ un dato assolutamente approssimativo, come vedete, ma che mi sembra compatibile con le stime americane, se rapportiamo la popolazione dei due Paesi. 

Dal lato dell’impatto sul turismo non ci sono conclusioni valide. L’ente del turismo olandese calcola che il 14% dei visitatori dei Paesi Bassi faccia un passaggio in un coffee shop e chi ci va principalmente per quello sia solo l’1,4%. 

Dal lato dell’impatto sull’agricoltura mi sembra che possa essere efficace soprattutto per il mezzogiorno, viste le condizioni climatiche. Da tener presente che è una coltivazione abbastanza semplice, che la canapa può avere anche altri usi e che una pianta può dare fino a 4hg di prodotto. Al prezzo di mercato sopra immaginato sono circa 2000 euro all’arrivo sul mercato al dettaglio. Quanto incassi il coltivatore è un problema di filiera. 

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Ultimi commenti

  • Alessandro 8 gennaio 2014 / ore 10:24

    Mi correggo, volevo dire 2 miliardi, non 20.
    Comunque una cifra estremamente significativa.

  • Alessandro 8 gennaio 2014 / ore 10:18

    Le stime sono comunque estremamente al ribasso:

    Innanzitutto sul numero di consumatori, per 2 motivi:

    -Quelli che si fanno almeno uno spinello al mese sono molti di più
    -La stima dell’articolo non considera che ci sono quelli che ne fanno almeno uno al giorno.

    Inoltre il gettito fiscale andrebbe sommato ai soldi risparmiati per la repressione.

    Gli effetti sul turismo potrebbero essere solo benevoli:
    Chi non verrebbe a farsi un bel capodanno al caldo in italia per farsi gli spinelli al posto di andare a congelare ad Amsterdam?

    Inoltre difficilmente dopo essersi fatti uno spinello si va in cerca di guai (risse e affini).

    Penso che ipotizzare un entrata di minimo 20 miliardi di euro sia una stima più sensata.

    Tenendo conto che il beneficio che si ha in Colorado (USA) è di circa 6 miliardi di dollari, per una popolazione inferiore ai 6 milioni di abitanti, e non certo con un appeal turistico paragonabile a quello italiano.

  • francesco 12 marzo 2012 / ore 17:11

    ottimo articolo.
    Per il problema della mafia e del vaticano, solo i numeri di tutti noi possono contrastare entrambe le fazioni antagoniste. Per i 10 euro al grammo, e per qualsiasi altro prezzo gli si potrebbe dare, sicuramente è molto relativo e marginale.,., dipende da molti fattori, thc, resa della pianta, qualità etc etc…. Il vero problema comunque è molto più grande… noi non dobbiamo rispondere solamente a stato-chiesa-mafia, ma in primis all’EUROPA.. che ahimè, è un ostacolo molto più difficile da superare, ci sono complotti accordi e tanto altro ancora di subdolo e massonico che ostacola la legittimità di questa splendida pianta..,., Una soluzione plausibile che mi potrebbe venire in mente è di prendere coraggio e istruire la gente, nessuno, tranne in rari casi di nicchia, affronta questo problema

  • dennyscandieracci 5 marzo 2012 / ore 13:42

    un articolo ben scritto che descrive alla grande gli aspetti positivi di una legalizzazione intelligente. solo due piccole critiche: la prima, che in realtà è una precisazione, il prezzo medio si aggira intorno ai 10 euro/g e con mezzo g se ne fanno almeno 2.
    per il resto si deve considerare che essendo in italia, è facile che questa strada sarebbe difficilmente percorribile, in quanto i rischi derivanti dalla collusione stato/mafia porterebbero a chissà quale devastente ripercussione; senza considerare l’ostruzionismo del vaticano…

    1. Simone Spetia 5 marzo 2012 / ore 13:58

      Su quantità etc: non sono aggiornato sui prezzi. In un mercato legale, presumibilmente, dipenderà da quantità THC e qualità.

      Sulla mafia: ma non è già in gran parte degli affari legali di questo Paese?

      Grazie per i complimenti 🙂