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Una questione di orecchiette

Non è una questione di diritto, ma di orecchiette. Non la pasta, ma gli angoli che pieghiamo nelle pagine di libri e documenti per tenere il segno.

Nell’Italia che prova faticosamente a portare in digitale la sua macchina pubblica, l’ordinanza firmata l’8 aprile scorso da un giudice di Busto Arsizio lascia perplessi: nel rigettare l’esecuzione di un’ingiunzione di pagamento per varie motivazioni, fa rilevare il mancato deposito in forma cartacea dei documenti.

Fosse solo questo. Il giudice premette che per decidere di solito sottolinea e piega le pagine per tenere traccia delle parti più importanti. E conclude che “rilevato che non può sottolineare lo schermo del computer ovvero porre orecchiette allo schermo” e non vuole addossare il costo delle stampe allo Stato, rigetta e rinvia ad altra udienza, in giugno.

Non è il solo caso, anzi. Nel febbraio del 2015 un avvocato di Milano è stato condannato a pagare 5000 euro di multa con questa motivazione: “Va osservato come parte opponente abbia depositato la memoria conclusiva autorizzata solo in forma telematica, senza la predisposizione della copia di “cortesia” di cui al Protocollo d’Intesa tra il Tribunale di Milano e l’Ordine degli Avvocati di Milano del 26/06/2014, rendendo più gravoso, per il Collegio, esaminare le difese”.

Alla faccia del processo civile telematico e della lunga strada che ci attende nella transizione dall’analogico al digitale.

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