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Pensa un po’, ha (quasi) ragione Umberto Eco

Grandi titoli sui giornali e indignazione dell’internet: Umberto Eco dice che con i social network si dà voce agli imbecilli. Ovviamente, però, la frase è estrapolata da una breve conferenza stampa seguita alla laurea honoris causa a Torino (qua sotto il video). Vediamo cosa dice?

“Il grande problema della scuola è come insegnare a filtrare le informazioni di internet, cosa che neppure i professori sanno fare. Uno dei grossi problemi e drammi del nostro tempo. La proposta è che un bravo insegnante dica agli studenti: questo è il tema, copiate da internet ma usate almeno dieci siti. In modo che insegnino a paragonare.  Ho cominciato a proporre che i giornali dedichino due pagine ogni giorno all’analisi critica dei siti. Se il loro nemico è la rete, battano la rete”. La proposta ai giornali è quasi paradossale, ma il senso mi sembra chiaro: bisogna che il pubblico impari a filtrare le informazioni e a gestirle in maniera corretta. Concordo. Eco resta sul tema e dice, quasi come inciso, che Wikipedia è un buono strumento: “Wikipedia ancora andiamo bene, perché c’è controllo. Da un lato i giornali che analizzano i siti e invogliare gli studenti a paragonare i siti, come faceva Sant’Agostino, che non sapeva né l’ebraico né il greco e diceva paragonate tra loro le traduzioni”. Il punto è sempre quello.

Veniamo ai social: “Il fenomeno Twitter che permette a certa gente di avere tanti contatti, sebbene abbia una natura leggermente onanistica ed escluda la gente da tanti contatti faccia a faccia. Crea da un lato un fenomeno positivo, movimenti di opinioni, qualcuno ha detto che se ci fosse stato internet ai tempi del nazismo si sarebbe saputo dei campi di concentramento. Ma d’altro canto dà parola a legioni di imbecilli, i quali prima parlavano solo al bar dopo due o tre bicchieri di rosso. Questo ha lo stesso diritto di parola di un premio nobel e uno non sa se sta parlando con un premio nobel o con questo”. Ora, è evidente che il professore non frequenta abbastanza il mezzo: mediamente si sa perfettamente la differenza tra un personaggio vero e un fake, ma ha perfettamente ragione sulla “natura onanistica” del mezzo ed equilibra le affermazioni apparentemente anti-internet ricordando i movimenti di opinione e citando Turchia e Cina.
Ancora sul tema dei social: “Trovo positivo che possa nascere uno scambio di domande e risposte, però dopo un seminario, quando mi chiedono se posso rispondere a domande, chiedo sempre quanti siamo, perché oltre le 50 persone parlano solo i matti. Ci sono dei processi che sono positivi quando si è un gruppo ristretto e che diventano delirio quando si è una folla, perché parlano solo i matti. I savi hanno un certo riguardo, mentre i matti si lanciano”. Chi commenta di più e in maniera più urlata? Solitamente quelli che non sono d’accordo. Che siano matti o no è un altro conto, di certo l’urlo e la ricerca dell’emozione hanno più successo e sono più visibili. Anche qua Eco sconta l’assenza dal mezzo.
Conclusione: “Sono dei processi che hanno aspetti positivi, ma bisogna essere consci degli aspetti negativi”. Sarà pure una banalità, ma è difficile dargli torto.

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